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BIOTECNOLOGIE/ C’è una folla di “micro-ospiti” nel nostro organismo: li studia la metagenomica

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Si sta concludendo la seconda edizione della European Biotech Week (EBW), nata per raccontare le biotecnologie nei loro diversi settori di applicazione e promossa in Italia da Assobiotec, l’Associazione Nazionale per lo sviluppo delle Biotecnologie che fa parte di Federchimica. Tra i numerosi eventi e incontri in programma, uno ha toccato il tema della cosiddetta metagenomica: il convegno “Non siamo soli, i microrganismi che vivono con noi”, svoltosi presso il Parco Tecnologico Padano (PTP) di Lodi, ha proposto un viaggio all’interno delle applicazioni della metagenomica sia sul fronte della ricerca che su quello industriale.

L’uomo si è sempre servito dei microrganismi per il miglioramento della qualità della vita e ha imparato a conoscere alcuni di essi. Anche al nostro interno prospera una fiorente flora microbica (possediamo dieci volte più microrganismi che cellule umane) e lo stesso vale per piante e animali (basti pensare al rumine dei bovini). Conoscere questi “ospiti” oggi è possibile, grazie alla metagenomica, e ci può aiutare non solo a vivere meglio, ma anche a sviluppare prodotti sempre migliori e più sicuri. Ne abbiamo parlato con Francesco Strozzi, responsabile del gruppo Bioinformatica presso il PTP.

 

Quando si parla di metagenomica, a che cosa ci si riferisce?

Stiamo sempre parlando di genomica (cioè di quel settore della biologia molecolare che studia l’intero genoma degli organismi viventi, ndr); solo che la dobbiamo pensare non in riferimento a un singolo organismo ma a un gruppo di organismi che vivono insieme in una comunità: tipicamente, la comunità microbica che si trova nei vari ambienti o all’interno degli organismi viventi, uomini compresi. Basti pensare, ad esempio, alla flora intestinale, degli animali o dell’uomo. Si tratta quindi semplicemente di condurre un’analisi genomica su un insieme di organismi invece che su un singolo individuo.  

 

Pensando all’uomo, colpisce sapere che c’è una presenza molto numerosa di microorganismi nel nostro corpo: cosa possiamo dire di questa folla di “ospiti”?

La flora microbica presente in abbondanza nel nostro corpo è per noi fondamentale: stiamo imparando a poco a poco a conoscere l’entità e le caratteristiche di questa presenza e stiamo capendo l’importanza di questa nostra convivenza con così tanti microorganismi. Stiamo scoprendo sempre di più che da questa dipendono una serie di meccanismi di regolazione molto importanti per consentirci di svolgere alcune funzioni: pensando alla citata flora intestinale, è facile cogliere il suo ruolo nel processo della digestione degli alimenti; ma non è solo questo. Ci sono tanti meccanismi di regolazione, di auto protezione, immunità che dipendono dalla microflora che abbiamo all’interno del nostro organismo e che ci aiuta quindi a fare tante cose diverse. 

 

Stiamo parlando di conoscenze non nuove: cosa è cambiato in questi studi negli ultimi tempi?

La microflora si studia da moltissimi anni. Ciò che adesso ci consente di fare grandi passi avanti è essenzialmente il fatto di avere a disposizione tecnologie nuove che ci permettono di leggere il genoma di tantissimi organismi, soprattutto di quelli molti piccoli come quelli microbici. Sono strumenti che prima non avevamo e che ci fanno capire meglio qual è la composizione della microflora, da quali specie è formata, quali sono le loro caratteristiche, come operano e come tutto ciò si rapporta al nostro corpo, alle sue funzionalità e al suo stato di salute. 

 

Quali sono questi strumenti?

Sono quelli per il sequenziamento genomico; che consente di prelevare un campione, dall’ambiente o dall’organismo, estrarre tutto il DNA contenuto e sequenziarlo. Il risultato è il matagenoma, cioè l’insieme dei genomi di tutte le specie microbiche presenti nel campione.  

 

Quali sono le prospettive aperte da questi studi sul fronte della ricerca?



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