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MONTAGNA/Sotto la “neve nera” i ghiacciai alpini si sciolgono

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il Ghiacciaio dei Forni  il Ghiacciaio dei Forni

I primi esperimenti di analisi di dati telerilevati (da drone e da satellite) sono in corso da qualche mese e i primi incoraggianti risultati suggeriscono di proseguire su questa strada. I dati preliminari di questa ricerca è stata recentemente presentata al Forum Alpinum 2014 tenutosi a Darfo Boario Terme, dove è stata premiata con un Poster Award nel settore physical environment, assegnato al giovane dottorando Roberto Sergio Azzoni, che è impegnato per il prossimo biennio su questo progetto di ricerca.

I primi test con drone e immagini da satellite sono stati svolti presso il laboratorio en plein air di UniMi che è costituito dal Ghiacciaio Dosdè Orientale, nel gruppo Piazzi (Alta Valtellina), dove da sette anni sono collocati strumenti utili a misurare le condizioni meteorologiche ed energetiche alla superficie del Ghiacciaio. Questo sito di ricerca, mantenuto anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Riconosciuta EvK2CNR, rappresenta il luogo privilegiato per verificare l’applicabilità del nuovo metodo di indagine. Non solo le condizioni meteo ed energetiche del ghiacciaio sono controllate, ma grazie alla strumentazione acquisita nel tempo (con il supporto di EvK2CNR e Levissima) vengono anche misurate con risoluzione oraria le portate del torrente scaricatore glaciale, permettendo così la puntuale verifica della corrispondenza tra la fusione predetta dai modelli elaborati dai ricercatori e l’effettiva quantità di acqua presente nel corso d’acqua.

Su questo ghiacciaio i ricercatori di UniMi, con il supporto dei tecnici di Agricola2000 (società di agronomi che fino ad oggi aveva con successo utilizzato un drone per rilievi vegetazionali e che grazie alla partnership con UniMi ha ora iniziato nuove applicazioni di strumenti e sensori), hanno realizzato rilievi della superficie glaciale che hanno permesso l’acquisizione di ortofotocarte ad altissima definizione, processate per ottenere mappe della distribuzione della copertura di polvere e black carbon e della riflettività superficiale.

Per meglio analizzare le immagini satellitari riprese da un satellite Nasa, e gratuitamente disponibili alla comunità scientifica, i ricercatori di UniMi hanno collocato  (e poi rimosso) sui ghiacciai un “bollino blu”, ovvero uno speciale telo in materiale atossico ed altamente riflettente che, steso su una superficie di qualche decina di metri quadri, rende meglio interpretabile l’immagine satellitare e permette la corretta geo-localizzazione degli elementi in essa presenti. Questo accorgimento, messo a punto in collaborazione con la Nasa, facilita le successive fasi del lavoro.

Per questo motivo durante l’estate 2014 i ricercatori di UniMi hanno portato in spalla il prezioso telo ripiegato e l’hanno steso nei giorni di passaggio di satelliti e drone. Un’operazione insolita, che molti turisti ed alpinisti non hanno potuto non notare, ma che sta permettendo di comprendere appieno il ruolo svolto dalle minuscole ma abbondantissime particelle che rivestono i ghiacciai nell’accelerare i già drammatici processi di fusione.



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