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DISSESTO IDROGEOLOGICO/I dati ci sono, manca il coraggio di intervenire "prima"

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In realtà il suolo costituisce un crocevia molto complesso di funzioni fondamentali per la permanenza stessa della vita sulla Terra e, più in generale, per l’equilibrio dei sistemi naturali e paesaggistici.

Anche l’idrologia superficiale è fortemente condizionata dall’efficienza del “sistema suolo”. Il ciclo dell’acqua, anche in occasione di eventi meteorici estremi, presuppone l’infiltrazione di quote rilevanti delle precipitazioni con conseguente rallentamento del deflusso verso valle. L’aumento della velocità del deflusso, che risulta massima in assenza di suolo (suolo impermeabilizzato), è spesso la causa principale delle sempre più frequenti esondazioni dei corsi d’acqua e delle conseguenti inondazioni delle zone di pianura. Un evento meteorico di rilevante entità ma non straordinario, ad esempio di 150 mm, in un bacino imbrifero impermeabilizzato per il 50% della superficie, equivale ad un evento di 300 mm di pioggia con conseguenze, in questo caso, di portata straordinaria. (G. Aramini, 2014)

La strategia tematica per la protezione del suolo, adottata dalla Commissione europea, riconosce l’impermeabilizzazione (soil sealing) come una delle principali cause di perdita di funzionalità del suolo. Inoltre, i numeri relativi alla superficie “consumata” per espansione delle aree urbanizzate o comunque destinate ad infrastrutture, esprimono la drammaticità del fenomeno. A livello europeo, seppur in maniera diversificata nei diversi Paesi, si stima un consumo annuo pari a circa 100.000 ettari di suoli prevalentemente agricoli. Secondo i dati elaborati a partire dalle cartografie Corine Land Cover (CLC) l’84% delle aree urbanizzate (1.600.000) nel periodo 1990 – 2006 sono state sottratte all’agricoltura.

In Italia dal 1950 ad oggi, a fronte di una popolazione cresciuta del 28%, la cementificazione è cresciuta del 166%. I dati Istat indicano un consumo di suolo al 2008 pari a 2.100.000 ettari corrispondenti al 7 % della superficie nazionale, in altri termini, l’equivalente della Calabria e della Basilicata messe insieme. Tenendo conto che i dati Istat sottostimano il fenomeno rilevando esclusivamente le aree “edificate” con nuclei di almeno 15 edifici, i dati reali risultano significativamente superiori.

Dati tendenzialmente più bassi (1.500.000) sul consumo di suolo in Italia derivano dai data-base del Corine Land Cover. Anche in questo caso, tuttavia, va evidenziata una sostanziale sottostima del fenomeno. Infatti, l’unità minima rappresentata nella cartografia prodotta risulta pari a 25 ettari e non comprende in alcun modo il fenomeno sempre più esteso delle “case sparse” e delle infrastrutture di tipo lineare (strade, autostrade, ferrovie). Studi di maggior dettaglio realizzati in alcune Regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna) confermano che il dato Corine Land Cover indichi solo il 30% delle aree realmente trasformate con perdita definitiva di suolo. (G. Aramini, 2014).



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