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DISSESTO IDROGEOLOGICO/I dati ci sono, manca il coraggio di intervenire "prima"

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Secondo il rapporto “Ambiente Italia 2001” il dato più probabile di consumo di suolo nel nostro Paese è compreso fra 37.000 e 50.000 ettari anno, che si aggiungono ai 2,8 milioni di superficie attualmente cementificata pari a circa il 10% della superficie nazionale. Ciò accade mentre l’Italia risulta essere il terzo Paese europeo per “deficit di suolo agricolo” cioè consuma molto di più di quanto il proprio suolo è in grado di produrre.

Nell’era delle “nuove scarsità” in cui la corsa all’accaparramento della terra (land grabbing) diventa un fenomeno strategico per i Paesi più popolosi del Pianeta e in cui la sicurezza alimentare torna ad essere un tema ricorrente negli indirizzi di Politica agricola, la valorizzazione del suolo dal punto di vista agricolo e forestale assume valenza fondamentale nella pianificazione delle scelte legate allo sviluppo rurale.

Quando accadono dei dissesti di carattere idrogeologico, si pone sempre la questione della mancanza di risorse finanziarie, che, in questo periodo della storia economica del nostro Paese, costituiscono l’impedimento oggettivo per realizzare qualunque opera di consolidamento e di messa in sicurezza delle aree più a rischio. Quando, invece, i soldi sono disponibili, interviene la burocrazia o la magistratura (spesso giustamente) a bloccare gli appalti.

Proviamo ad uscire dal “lamentatoio finanziario” e lanciamo delle proposte politicamente intelligenti e tecnicamente soddisfacenti. Con la pesante disoccupazione presente in Italia, con la notevole forza di immigrazione extracomunitaria, che viene abbandonata senza nessuna direttiva in alberghi con vitto e alloggio, con l’esercito e persino con alcune tipologie di carcerati, il mondo politico potrebbe assumersi la responsabilità di sviluppare forme di collaborazione sotto la direzione degli organi ufficiali dello Stato per intervenire laddove i rischi ambientali sono segnalati da tempo e sono più necessari.

Poiché le risorse finanziarie emergono comunque a danni avvenuti, potrebbero invece essere anticipate per prevenire i disastri con un risparmio complessivo di notevole peso. Ci vuole coraggio, organizzazione e una coralità di intenti; elementi che in questo periodo sembrano essere quasi scomparsi dalla maggioranza del mondo politico, abituato alle comode poltrone della Camera e del Senato, dove dei dissesti arrivano solo i disastri accaduti.



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