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MATEMATICA/ Alla Triennale, per assaggiare la geometria in 4 dimensioni

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Foto della mostra MateinItaly  Foto della mostra MateinItaly
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Senza voler naturalmente spiegare il contenuto di problemi astratti e inevitabilmente difficili, si dà un’idea di alcuni strumenti di cui si avvale la ricerca matematica, delle grandi scuole matematiche fiorite in Italia in particolare agli inizi del ‘900, per arrivare alle testimonianze di alcuni giovani matematici italiani che (in forma di filmato) raccontano la loro esperienza nel mondo della ricerca. Sono anche esemplificati visivamente certi aspetti della geometria in 4 dimensioni, come “assaggio” di oggetti matematici propri della ricerca teorica.

Bello un testo sull’astrazione matematica che si trova in apertura di questa sezione:

«(…) L’astrazione matematica non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un tentativo per capirla meglio: a volte è meglio allontanarsene un po’, come quando si guardano certe cose da lontano. (….) Dall’alto, la realtà ci appare nei suoi tratti essenziali e può accadere che situazioni che sembrano avere poco o nulla a che fare si rivelino simili o addirittura identiche. Quando, al di là di dettagli e apparenze diverse, il loro comportamento è improntato alle stesse regole, i matematici dicono che hanno la stessa struttura. Allora ha senso studiare queste strutture per se stesse (…)».

Tutto lo stile della mostra è accattivante ma asciutto, “coi piedi per terra”: la mostra non vuole stupire con effetti speciali o sottolineare aspetti avveniristici della ricerca, quanto mostrare la matematica come un’attività culturale, oltre che efficace nella capacità di comprensione della realtà che ci circonda, e mostrare la ricerca anche astratta come un’attività interessante fatta da persone come noi (e non da persone geniali ma un po’ folli o strambe, come certo cinema, letteratura e divulgazione spesso ci descrivono). Come dice il suo titolo, poi, la mostra ha un’attenzione a parlare in particolare della realtà italiana della ricerca matematica, direi non per campanilismo o provincialismo, ma per trasmettere ai giovani visitatori l’immagine di una strada concretamente percorribile da loro, se lo vorranno.

Raccomanderei la visita di questa mostra in particolare (anche se non in esclusiva) a insegnanti e studenti delle scuole secondarie di ogni tipo. Un consiglio spicciolo per la visita. Il fatto che questa sia una vera “mostra”, fatta cioè soprattutto di cose da vedere, ascoltare e con cui interagire, non significa che percorrendo il suo itinerario, “automaticamente” si veda, senta e colga tutto ciò che c’è da cogliere: meglio prepararsi, ad esempio leggendo e tenendo a portata di mano l’opuscoletto illustrativo (distribuito all’ingresso della mostra ma anche scaricabile in pdf dal sito della mostra, così che lo si può leggere in anticipo), che spiega sinteticamente cosa c’è da vedere e da fare in ogni ambiente della mostra, e qual è il “filo” che si sta percorrendo.



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