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EVOLUZIONE/ Arber (Premio Nobel): non ostacoliamo la ricchezza della natura

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Direi sì e no: dipende dall’oggetto che si sta studiando. La Natura può ricorrere frequentemente a un certo numero di approcci differenti per ottenere un particolare effetto, e quindi la contingenza può giocare un ruolo significativo.

 

Papa Francesco l’8 settembre scorso, nell’omelia della Messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta, ha detto che «Dio ha fatto le cose - ognuna - e le ha lasciate andare con le leggi interne, interiori, che lui ha dato a ognuna, perché si sviluppassero, perché arrivassero alla pienezza…» dunque «il Signore alle cose dell’universo ha dato autonomia» ma «non indipendenza». Che implicazioni hanno queste affermazioni nel modo di studiare la natura?

Mi sembra di poter dire questo: visti sui tempi lunghi, gli eventi naturali possono mostrare una notevole indipendenza, mentre i singoli aspetti e fenomeni particolari ci possono apparire come autonomi. La storia evolutiva sia del mondo vivente che di quello non vivente può essere interpretata come creazione continua. Dipende dal credo personale di ciascuno il vedere come forza trainante di tale evoluzione un Creatore oppure un processo di auto-organizzazione della Natura.

 

Nel rapporto uomo-natura la parola chiave dovrebbe essere “responsabilità”: cosa significa questo per un uomo di scienza?

A quanto ne sappiamo, gli esseri umani hanno un’intelligenza più elevata di qualunque altro organismo vivente. Questo fatto ci consente di raggiungere livelli molto profondi di comprensione delle funzioni naturali e di saper applicare a nostro vantaggio le conoscenze conseguite. Come custodi del nostro ambiente naturale, sentiamo la responsabilità che queste applicazioni non ostacolino la ricchezza della Natura.

 

(Mario Gargantini) 



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