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ASTRONAUTI/ Allarme per le future missioni: meno attività solare, più raggi cosmici

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I dati raccolti dal Cosmic Ray Telescope sono un punto di riferimento fondamentale per valutare i rischi da radiazioni nello spazio circostante la Terra, fino a Marte e nelle altre regioni della più vasta eliosfera, cioè l'area di influenza del nostro Sole. Elemento centrale del sistema utilizzato da LRO è uno speciale materiale chiamato "plastica tessuto-equivalente", un modello di muscolo umano in grado di misurare il dosaggio delle radiazioni.

«Anche se queste condizioni - si dice nell'articolo - non costituiscono necessariamente un blocco per missioni di lunga durata sulla Luna, su un asteroide, o addirittura su Marte, le radiazioni cosmiche galattiche restano un fattore significativo di peggioramento della situazione e un forte limite alla durata della missione».

Da tempo la Nasa studia il problema della possibile stima del rischio di contrarre il cancro a causa della prolungata esposizione alle radiazioni nello spazio. Diverse analisi epidemiologiche e ricerche condotte in particolare allo Space Radiation Laboratory, hanno portato l’ente spaziale americano a indicare che i valori accettabili per il rischio di morte indotta da esposizione a radiazioni (Risk of Exposure-Induced Death, REID) siano quelli inferiori al 3% di probabilità; sulla base di questo parametro, il periodo massimo di esposizione ammissibile durante missioni interplanetarie è stato stimato in 400 giorni per un uomo di una trentina d’anni e in 300 per una donna.

Ora, i livelli elevati di radiazione registrati durante l’ultimo ciclo di minimo solare limita ancor di più i giorni consentiti per gli astronauti, pur dietro la schermatura della navicella. Se prosegue la tendenza alla riduzione della produzione solare, col prossimo ciclo di minimo i giorni consentiti di permanenza nello spazio sarebbero del 20% in meno.



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