BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EVENTI/ In prima fila a Milano per “ascoltare” i disegni di Leonardo

Pubblicazione:

La Piva continua di Leonardo (copyright Leonardo3)  La Piva continua di Leonardo (copyright Leonardo3)

Sugli strumenti musicali poi c’è un piccolo equivoco di fondo. «Il mondo accademico tende a raggruppare tutti gli strumenti musicali ideati da Leonardo nel progetto detto della “viola organista”. In realtà Leonardo, oltre a questo,ha progettato molti altri  strumenti musicali: come la claviviola, già esposta a Milano, che è «un progetto autonomo, un bellissimo strumento che poteva essere indossato, con una leva connessa alla caviglia che consentiva di suonare durante la camminata trasformando tramite un volano il moto alternato dei passi in un modo continuo  collegato a un nastro; sulla parte superiore il musicista poteva suonare direttamente così da produrre la musica di un quartetto d’archi. Nella sua struttura completa questo strumento non è mai stato proposto al pubblico e ci ha richiesto qualche anno di ricerca per ottenere un modello funzionante, che abbiamo suonato per la prima volto durante una recente esposizione a New York».

I nuovi strumenti presentati ieri sono tre: i Flauti glissati, la Piva continua e l’Organo continuo; sono contenuti nel Codice Madrid e nel Codice Atlantico e vi appaiono inseriti all’interno di fogli contenenti materiali disparati e, come spesso accade, si fermano allo stadio di veloci schizzi e appunti da sviluppare.

I Flauti glissati sono strumenti che permettono di passare da una nota all’altra in modo continuo senza intervalli di tonalità. Si tratta di flauti nei quali al posto dei classici fori viene realizzata una fessura liscia senza interruzioni. In tal modo, seguendo le indicazioni di Leonardo, il flautista può coprire la fessura con le mani e, muovendole, modulare l’intonazione della nota a suo piacimento, producendo tutti i suoni intermedi tra le ipotetiche posizioni dei fori di un flauto tradizionale; con le sue stesse parole: “con questo flauto puoi suonare le porzioni di tono imitando così la voce umana”. «Quanto descritto nel testo è semplificato e Leonardo omette di spiegare che per realizzare questi flauti non basta creare una semplice fessura, ma occorre inserire una camera interna, che scorra insieme alla mano, senza la quale non sarebbe possibile produrre i suoni voluti».

La Piva continua era pensata per un musicista che la indossava utilizzando le cinghie e con il braccio muoveva i due mantici a destra e sinistra, pompando l’aria nella canna. Un gancio collegato alla cintura del suonatore permetteva alla struttura dello strumento di rimanere ferma. «La particolarità del progetto leonardesco consiste nell’aver ideato due mantici che lavorano in maniera alternata: mentre uno spinge l’aria della canna, l’altro si carica. Il risultato è la produzione di un flusso d’aria ininterrotto».

L’Organo continuo ha un principio di funzionamento identico a quello della Piva continua, basato sui due mantici azionati alternativamente per garantire, per dirla come Leonardo, che “il vento fia continuo”.  

Questo strumento è particolarmente interessante perché tra tutti quelli progettati da Leonardo è probabilmente quello che offre le prestazioni migliori, sia per qualità sonora, sia per intonazione; inoltre, poteva essere indossato e il musicista poteva contemporaneamente suonare e cantare. «Grazie al doppio mantice, alla produzione di flussi d’aria continua e alla tastiera laterale, l’Organo continuo viene da molti considerato l’antenato della moderna fisarmonica; ma il suono prodotto era completamente diverso. Il timbro brillante e potente delle moderne fisarmoniche è prodotto da ance metalliche, mentre nello strumento di Leonardo il suono è prodotto dal flusso d’aria che entrava nelle canne di legno (o di carta) e risulta molto più dolce e morbido, ma meno potente».

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: ma Leonardo li ha mai costruiti? «È un interrogativo ricorrente. In effetti non esistono prove; quello che posso dire è che quando un progettista entra in alcuni dettagli costruttivi così profondi è impossibile che non abbia fatto almeno qualche tentativo e che non abbia realizzato almeno dei prototipi; in molti casi, i manoscritti di Leonardo danno proprio questa impressione: ci sono pagine in cui i disegni, o meglio alcuni particolari, vengono ripetuti con piccole modifiche; segno di ripensamenti derivanti da prove pratiche. È quello che oggi si chiama reverse engineering».

E nei secoli successivi nessuno ha mai provato a realizzarli? «Bisogna dire che lui non ha mai scritto un trattato su questi temi, come avrebbe desiderato; non ha fatto in tempo! L’ha fatto nel codice del volo; e lì si vede che non è un manoscritto come gli altri: è un piccolo quaderno ordinato,  ben impaginato, nato dal desiderio di consegnare ai posteri le cose che aveva capito. Per il resto c’è stato un black out di trasferimento di informazioni, fino a quando più di un secolo fa tutti questi disegni sono riemersi».

Ora alle ricostruzioni ci hanno pensato quelli di Leonardo3; e l’hanno fatto a seguito di lunghi studi e con la produzione di prototipi preliminari, affidando la costruzione del modello finale a esperti liutai, rispettivamente: Marco Casiraghi, Michele Sangineto e Mario Buonoconto.

Il programma comunque continua. Quando tutti gli strumenti saranno ricostruiti a dovere, comprese le prossime realizzazioni - il tamburo e la tromba gigante che anticipa le soluzioni adottate negli attuali strumenti a fiato - gli ingegneri di Leonardo3 non potranno trattenersi dall’organizzare un vero concerto, una performance musicale con tutti gli strumenti di Leonardo in una location milanese di richiamo, magari in Piazza Duomo o in Galleria. Noi ci saremo!

(Mario Gargantini)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.