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SPAZIO/ Visita guidata al Pianeta Terra dalla "cupola" della Stazione Spaziale

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La nuova Area Spazio (foto Paolo Soave)  La nuova Area Spazio (foto Paolo Soave)

Non potevano mancare i modelli dei due simboli dell’Italia protagonista dell’era spaziale. Alzando lo sguardo si possono vedere sospesi sulle nostre teste il modello di qualifica originale della missione 3 del satellite San Marco: la sua storia ci ricorda che 50 anni fa eravamo la terza nazione al mondo capace di inviare un manufatto nello Spazio. Poco distante ci sovrasta Sirio, satellite per telecomunicazioni messo in orbita nel 1977 da Cape Canaveral e progettato a partire da un’idea del professor Francesco Carassa del Politecnico di Milano, che mirava a realizzare un satellite per la trasmissione a frequenze fino a 18 Ghz, una tecnologia che non esisteva a quel tempo in Europa.

La domanda “Come si fa ad andare nello Spazio?”, trova delle risposte visive di grande impatto. Anzitutto nelle numerose immagini, fisse e in movimento, contenute in supporti multimediali di ogni tipo: lungo il percorso 27 postazioni multimediali Samsung, comprendenti large screen full HD, monitor Touch professionali e tablet, consentono di approfondire la conoscenza dello Spazio e la storia dell’Astronomia e di simulare in modo realistico l’osservazione e l’esplorazione del cosmo; e c’è anche un’applicazione mobile Android, con la quale è possibile accedere a contenuti multimediali esclusivi.

Ma c’è soprattutto la presenza fisica imponente dei razzi vettori: sia col modello a grande scala del lanciatore Vega sia con l’imponente Z9, uno dei suoi tre stadi. Vega rappresenta l’ultima frontiera della missilistica, utilizzato per lanciare satelliti piccoli in orbite basse ed è in massima parte un prodotto italiano.

Tante le curiosità, le informazioni e le storie ricordate lungo il percorso. Al centro del quale al visitatore attento non sfuggirà una domanda apparentemente ingenua ma densa di significati: perché andare nello Spazio? Un interrogativo che non sopporta risposte sbrigative o retoriche e che non può essere soddisfatto dalla pura descrizione dei fatti e delle possibilità tecnologiche. Alcuni riferimenti alla letteratura e al cinema, disseminati lungo il percorso, potranno offrire qualche spunto; ma la domanda è più che mai aperta.



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