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NOBEL MEDICINA 2014/ Un navigatore nel cervello ci dice come muoverci, ma non perché

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Ciò ha anche un risvolto importante quando si passa a trattare il tema delle conseguenze applicative di una scoperta del genere. «Ho notato una certa insistenza, anche nelle presentazioni e nei commenti dell’Accademia svedese, sulle possibilità terapeutiche che si aprirebbero con queste conoscenze; ma ciò non è per nulla evidente. Si dice ad esempio che l’ippocampo è una delle regioni più precocemente e più ampiamente interessata dalla malattia di Alzheimer; in effetti chi è colpito da tale malattia facilmente incorre nella perdita della capacità di orientamento nello spazio, cosicché entra in una stanza pensando di andare nell’altra o una volta uscito di casa non riesce a tornarvi. Però il fatto che oggi conosciamo più precisamente il ruolo giocato nell’orientamento spaziale da queste strutture, di per sé non significa che abbiamo una possibilità immediata di trovare delle cure; anche perché queste conoscenze non riguardano il problema della neuro degenerazione e del processo patologico che crea quei disturbi».

In effetti, dopo la scoperta dei coniugi Moser non si può dire che si siano ottenuti grandi risultati in campo terapeutico. Il che nulla toglie all’importanza dei risultati ottenuti da loro e prima da O’Keefe.



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