BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NOBEL MEDICINA 2014/ Un navigatore nel cervello ci dice come muoverci, ma non perché

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

L’esempio da offrire al grande pubblico questa volta era fin troppo facile: per illustrare la scoperta che ha meritato il premio Nobel per la Fisiologia o Medicina assegnato ieri a tutti è venuto spontaneo riferirsi al GPS, cioè al sistema di localizzazione che collega i navigatori satellitare ai quali ormai siamo abituati. Il premio, che verrà ritirato per una metà dall’americano di origini irlandesi John O’Keefe e per l’altra da Mary-Britt e Edvard Moser, ha come motivazione ufficiale: “la scoperta delle cellule che costituiscono un sistema di posizionamento nel cervello”.

O’Keefe ha dovuto attendere oltre 40 anni per veder premiata l’importanza della sua scoperta; ciò tra l’altro corrisponde a una tendenza in atto negli ultimi tempi, che vede allungarsi il periodo che intercorre dal risultato scientifico al suo riconoscimento col Nobel. La scoperta infatti è avvenuta agli inizi degli anni settanta, dopo che O’Keefe si era trasferito all’University College di Londra, dove tuttora dirige un centro di ricerche neurologiche.

Che cosa ha scoperto O’Keefe? «Ha scoperto – spiega a ilsussidiario.net Mauro Ceroni, professore di Neurologia all’Università di Pavia– che in topi che si muovevano liberamente in una gabbia, si accendeva l’attività di cellule dell’ippocampo in punti diversi a seconda della posizione in cui si spostavano. Aveva quindi scoperto quelle che lui chiamava cellule di posizione. È come se nell’ippocampo ci fosse una mappa con delle cellule che si accendono quando il topo è in una certa posizione».

Dopo quel primo risultato, non ci sono stati grandi passi avanti fino agli anni 2000 quando sono entrati in scena gli altri due neuro scienziati, due coniugi norvegesi – che naturalmente fanno subito venire alla mente l’altra celebre coppia da Nobel, Maria e Pierre Curie – che hanno studiato in particolare la corteccia entorinale, che è una parte dell’ippocampo, scoprendo nel 2005 che nell’ippocampo c’è una sorta di griglia, come se il topo avesse in testa una mappa con un reticolo come quelli che ricoprono le carte geografiche. «Percorrendo questo reticolo, il topo è in grado di muoversi nello spazio con la consapevolezza di dove sta andando; un po’ come le nostre cartine che ci aiutano ad orientarci mentre ci muoviamo in un territorio. D’altra parte non può che essere così: per muoverci, noi abbiamo bisogno di avere in testa una rappresentazione dello spazio».

Ceroni ci fa notare un aspetto più generale di questi studi: «Quello che si rileva per la localizzazione è tipico della coscienza e vale anche per altri aspetti: in ogni situazione, il soggetto deve farsi una rappresentazione della realtà per poterla affrontare. Inoltre questo permette di pensare a un meccanismo di memorizzazione: avendo a disposizione un insieme di cellule che sono connesse tra loro, possiamo mantenerne la memoria. È una rappresentazione che peraltro, nell’interazione con la realtà, viene continuamente modificata, riformulata; non è fissata una volta per tutte. è tipico del cervello il fatto di tener conto continuamente di nuovi input e di modificarsi per permetterci un rapporto sempre migliore con la realtà».



  PAG. SUCC. >