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NOBEL CHIMICA 2014/ Con la fluorescenza il microscopio “vede” molto di più

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Microscopio (Infophoto)  Microscopio (Infophoto)

Il metodo di Hell consiste nello scansionare il campione con due fasci laser di lunghezza d’onda diversa: il primo eccita la fluorescenza, il secondo, con un fascio anulare, la spegne dappertutto tranne in un’area del diametro di qualche nanometro. Un detector raccoglie il segnale che permette di ricostruire l’immagine in modo analogo a come nei vecchi televisori a tubo l’immagine era composta da righe.

Betzig e Moerner invece utilizzano un metodo in cui vengono raccolte molte immagini che sovrapposte danno l’immagine finale ad alta risoluzione. In questo caso le molecole vengono marcate in modo da emettere colori diversi: se le molecole che emettono lo stesso colore sono più distanti del limite teorico di 200 nm l’immagine di quel colore può essere risolta da un normale microscopio ottico; provocando in successione la fluorescenza delle altre molecole e raccogliendo immagini separate per ogni colore è possibile, sovrapponendole, ottenere un’immagine finale a risoluzione molto maggiore. Ogni immagine non supera il limite ma un colore completa l’informazione che manca nell’immagine di altro colore.

Una piccola osservazione: man mano che i nostri strumenti di indagine diventano sempre più potenti il vedere non è più un rapporto diretto del nostro occhio con la realtà, sia pure attraverso l’oculare di un microscopio o di un telescopio, ma diventa l’analisi di immagini sintetiche prodotte da una procedura complessa. Possiamo ancora dire: l’ho visto?

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