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MISSIONE ROSETTA/ E venne il giorno della cometa: incontri ravvicinati, da Giotto a Philae

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La 67/P è stata scoperta da Klim Ivanovich Churyumov e Svetlana Ivanovna Gerasimenko nel 1969, è del tipo delle comete dette gioviane, che vengono molto influenzate dal passaggio vicino a Giove. Ha un periodo molto più breve, circa sei anni e mezzo e, nel suo punto di massima vicinanza al Sole dista dalla stella poco più della distanza Terra-Sole. Ha le dimensioni di circa 3,5x4 km e una massa di circa 10 miliardi di tonnellate. La cometa di Halley, dopo le misure fatte dalla missione Giotto, risultava avere un nucleo di circa 7x15 km e una massa di circa 220 miliardi di tonnellate.

Oltre a queste differenze, quello che interessa segnalare oggi è la diversità delle due missioni. Anche se, fatte le debite proporzioni, si deve dire che l’audacia di chi le ha progettate è molto simile, avendo immaginato un’avventura che porta simbolicamente tutta l’umanità a varcare una frontiera estrema: questa volta addirittura a toccare con mano la cometa; o almeno con una protesi di una mano, comunque con un prodotto dell’ingegno e dell’abilità umana.

Cosa era successo invece nel 1986? La sonda Giotto si è avvicinata alla Halley fino a una distanza di circa 600 km dal nucleo facendo un flyby, cioè un volo ravvicinato, a una velocità di 244.800 km/h. Per la prima volta è stato fotografato da vicino il nucleo cometario e si è potuto constatare che solo il 10% della superficie della cometa è attivo, cioè emette getti di gas che vanno a formare la chioma e la coda.

Ma cosa succederà oggi? Non sarà solo un flyby e ci sarà un vero e proprio contatto. Le operazioni sono programmate nei minimi dettagli e l’ESA ha diramato una puntuale scaletta delle fasi di “accometaggio” di Philae. Il lander si sgancerà dalla sonda Rosetta alle 10:03 (ora italiana); in quel momento la sonda sarà a 22,5 km dal nucleo della cometa e a 511 milioni di km dalla Terra e viaggerà a una velocità (relativa al Sole) di 64.800 km/h. In quelle condizioni, i segnali inviata dalla sonda impiegano 28 minuti e 20 secondi ad arrivare fino a noi.

Durante le sette ore della discesa, verranno condotte alcune attività quali: la ripresa di immagini sempre più ravvicinate della zona di aggancio, le misura della gravità, del campo magnetico, della polvere e del plasma. Alle 17:02 il fatidico “touch down”: il lander Philae toccherà il suolo e si aggancerà stabilmente. Poi inizieranno altre attività, tra le quali subito una ripresa del panorama cometario: saranno immagini storiche, paragonabili per valore e simbolo a quelle immortalate da Armstrong e Aldrin durante la prima passeggiata lunare. Alle 20:03 si chiuderà la prima “finestra” di comunicazione tra il lander e l’orbiter.



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