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SCIENZA DEI MATERIALI/ Portate i mattoni in laboratorio e vi diremo quando è stata costruita la chiesa

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L'analisi su un mattone  L'analisi su un mattone

Quindi è la prospettiva applicativa a orientare la ricerca?

La novità è che due scienze “sorelle”, fisica e chimica, che prima si guardavano con una certa distanza di rispetto, qui hanno annullato le distanze; e sebbene anche prima ci fossero già delle zone di sovrapposizione, ora quelle attività sono congiunte, i laboratori sono contemporaneamente di sintesi dei materiali, di caratterizzazione, di studio di possibili applicazioni: tutte operazioni che non hanno l’etichetta di chimica o fisica ma solo Scienza dei Materiali. C’è ancora la ricerca teorica, di base; ma spesso i materiali si costruiscono a partire dall’ipotesi della possibile applicazione.

 

Scienza dei materiali oggi vuol dire tante cose: nel vostro Dipartimento, che recentemente ha celebrato i 20 anni di attività, ci sono dei filoni prevalenti o comunque più promettenti come risultati applicativi?

Potrei farle un lungo elenco. Abbiamo delle aree per così dire storiche: la microelettronica e la optoelettronica, cioè, semplificando, i componenti elettronici e le fibre ottiche. Poi abbiamo la parte dei dispositivi più in generale, dove possiamo parlare dei LED: qui ci sono alcuni miei colleghi che hanno lavorato sui LED blu in Giappone con i vincitori del premio Nobel di quest’anno. Una strada più innovativa e non ancora di largo successo è quella dei LED organici, gli OLED: per intenderci, possiamo considerarli delle plastiche, che presentano alcuni grandi vantaggi di flessibilità e di costi.

Un ambito dove si vede molto il vantaggio della collaborazione tra fisici e chimici è quello dei materiali misti, inorganici – organici, con applicazioni particolari nell’energia: nuovi concentratori solari, o nuovi vetri che applicati alle finestre le trasformano in pannelli solari. O ancora quei materiali cromogenici, cioè che sottoposti a piccoli campi elettrici o alla luce o a sbalzi termici cambiano colore e trasparenza; con utilizzi per il risparmio energetico.

C’è da aggiungere che nella maggior parte dei casi noi realizziamo il dispositivo prototipale che poi deve essere ingegnerizzato per diventare un vero prodotto.

 

E poi c’è il settore dei beni culturali, nel quale lei è più direttamente coinvolto: cosa si intende più precisamente?

In generale da poco più di 20 anni esiste un’area ancor più interdisciplinare che è la archeometria, comprendente tutte quelle applicazioni delle scienze sperimentali che possono rispondere alle esigenze del patrimonio culturale: la conoscenza, poi la conservazione, la valorizzazione e infine il restauro. Anzitutto lo devo conoscere: non avrebbe senso iniziare un lavoro di restauro su un oggetto antico che poi risultasse un falso di fine ottocento. Poi lo devo mettere in condizioni tali da poterlo conservare senza rischi di degrado. E naturalmente devo assicurare delle adeguate possibilità di fruizione. Tutti questi sono aspetti della più vasta area archeometrica.



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COMMENTI
27/11/2014 - ergo.... (maurizio candelori)

si procede a passo spedito per la datazione della Sindone! Per quanto mi riguarda non è assolutamente necessario perché sono stra-sufficienti tutti gli indizi scientifici rintracciati finora, ma siccome qualcuno aspetta di credere solo dopo la sua datazione, beh diamo loro anche questa occasione!