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SCENARI/ Il rilancio della manifattura: si torna agli atomi passando dai bit

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Stampante 3d  Stampante 3d

Le tradizionali tecnologie di lavorazione dei materiali, come la fresatura o l’estrusione, si basano sulla sottrazione della materia secondo ben precisi profili geometrici. Ma è possibile realizzare oggetti e manufatti con tecnologie di produzione di tipo additivo, cioè attraverso l’aggiunta di materiale. è ciò che fanno le stampanti 3D e per questo la tecnologia incentrata sullo sviluppo della stampa 3D è denominata Additive Manufacturing. L’additive manufacturing è stato utilizzato per la prima volta nel 1986 con l’invenzione della stereolitografia, una tecnica di prototipazione rapida in grado di realizzare oggetti tridimensionali a partire da un progetto realizzato da un software CAD/CAM. Un notevole vantaggio di questo processo produttivo è che permette la riduzione o il totale annullamento degli scarti di produzione tipici dei metodi classici; una riduzione che diventa tanto più significativa, anche economicamente, quanto maggiore è la complessità dell’oggetto da realizzare. La stampa 3D sta assumendo un ruolo crescente nei nuovi scenari del digital manufacturing, come quelli delineati nei giorni scorsi durante la 51esima edizione del Congresso Nazionale AICA (Associazione italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico) dedicata al tema “Dal Bit agli Atomi: rilancio della manifattura e nuove competenze digitali”. Una delle ricerche illustrate nell’occasione, “Il rilancio delle imprese manifatturiere italiane e le nuove tecnologie digitali”, condotta da AICA in collaborazione con la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, Prometeia e Netconsulting, ha approfondito lo stato della diffusione della “fabbrica digitale” nel nostro paese presso grandi e piccole imprese e aziende artigianali. Ne è emerso tra l’altro - con riferimento alle microimprese che sono circa il 90% del totale in Italia - come la tecnologia dell’Additive Manufacturing rappresenti una fondamentale occasione per rafforzare la competitività: «Infatti, da una simulazione condotta su 29 microsettori potenzialmente interessati all’additive manufacturing, si evidenzia che se la produttività del capitale delle piccole imprese si riallineasse a quella delle medio-grandi, il loro fatturato aumenterebbe di 16 miliardi di euro, valore equivalente all’incremento atteso per l’intero settore manifatturiero nel 2015». Il principale impiego per cui è stata ideata la tecnologia di stampa 3D riguarda il suo utilizzo nella produzione di modelli (prototipi) prima dell’avvio della produzione industriale, evitando quindi il setup di macchinari particolarmente costosi ed utilizzati per la produzione di massa. La stampante 3D ha inoltre il pregio di poter realizzare in un unico blocco strutture particolarmente complesse e altrimenti realizzate in più stampi tramite le tradizionali tecniche di produzione: questa caratteristica risulta apprezzata in settori quali l’automotive (dove è possibile realizzare forme con particolari angoli di curvatura non ottenibili con i metodi classici) e l’aeronautica (sia civile che aerospaziale, grazie alla produzione di componenti resistenti ma allo stesso tempo più leggeri). Tuttavia, osserva il Rapporto AICA, «se i vantaggi di questa tipologia produttiva sono indubbi, riassunti in bassi o nulli costi di setup (equivalenti per la maggior parte al costo del CAD) e ridotti costi logistici (data la possibilità di produzione in loco) o, addirittura, nella totale o parziale eliminazione della catena produttiva, si è tuttavia registrato uno scarso grado di adozione fino al recente passato, anche in Italia, e spesso concentrato presso grandi realtà multinazionali dell’aerospaziale, della difesa o dell’automotive, nonostante siano stati introdotti nuove tecnologie, processi e materiali»



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