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ALLUVIONE LIGURIA/ Il problema "a monte" degli straripamenti: tutta "colpa" dei boschi

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Questo per quel che riguarda lo storico abbandono del bosco. 

Ma veniamo ora a qualcosa che non siamo abituati a sentirci dire: alle colpe che una mitologia ecologista ha avuto nell'incrementare una situazione già così compromessa. 

Ispirando, per esempio, una massa di regolamenti intricata quanto quella del sottobosco inselvatichito, che impedisce di lasciare aperte le strade carraie utilizzate per l'esbosco ciclico, e impone di ripristinare le condizioni precedenti ai lavori, al fine di evitare che con il tempo nel profondo delle selve si "consumi suolo" a fini edilizi. Nell'epoca dei satelliti, quando sarebbe semplicissimo monitorare perfettamente dall'alto la situazione! La conseguenza di queste prescrizioni è chiaramente quella di alzare in modo assurdo il costo dell'operazione di esbosco, allontanando l'interesse degli imprenditori, specialmente di quelli più piccoli, e per di più di non poter contare né sull’effetto tagliafuoco di queste piste, né sulla possibilità di raggiungere rapidamente anche da terra le vicinanze di alluvioni o incendi (acqua e fuoco si alternano nella devastazione).  Altre norme impongono invece di portare via a spalla la potatura degli alberi malati (ah, il ritorno pretecnologico alla terra!) in particolari aree "protette". Con la conseguenza che, pur in momenti di penuria di lavoro, è capitato che più l'area fosse protetta meno cura di fatto ricevesse. 
O ancora, in un crescendo di cecità ideologica, viene ordinato di lasciare a terra il materiale di risulta delle potature terapeutiche, perché non se ne possa trarre alcun profitto ulteriore, e si possa realizzare anche da noi quell'ideale di restituzione al ciclo della natura che in modo così cool viene predicato a proposito della Foresta Amazzonica.  

Ma i nostri sono boschi fortemente antropizzati, boschi domestici, per così dire! Se hanno dei proprietari è perché a suo tempo qualcuno per ricavarne un utile se ne prendeva cura. Boschi che, di massima, vanno curati: periodicamente ringiovaniti, tenuti puliti, governati nelle pendenze e nei deflussi dell'acqua, ecc.

Invece:

"Nonostante il 95% delle foreste liguri siano definite potenzialmente disponibili alla raccolta del legno, sono in media di età avanzata e spesso hanno superato il turno consuetudinario. Il 15% del territorio boscato ligure, è soggetto a dissesti a causa dell’abbandono delle aree rurali e di conseguenza della mancanza di un adeguato presidio territoriale in grado di garantire la gestione forestale, la regimazione idrica, oltre che il mantenimento di un corretto deflusso superficiale delle acque meteoriche. L’elevata presenza di necromassa (alberi morti in piedi o atterrati) in Liguria raggiunge, infatti, i livelli più alti d’Italia e testimonia l’assenza di una gestione attiva dei boschi." (CONAF, Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali). 

"Alcuni corsi dei fiumi a causa dell'eccessivo materiale sedimentario accumulato, infatti, hanno modificato il loro corso, fenomeno favorito anche dalla presenza incontrollata di vegetazione sia viva che morta" (S. Diamanti, presidente della Federazione dei Dottori Agronomi e dei Dottori della Liguria). 



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COMMENTI
25/11/2014 - Avere cura (Daniela Blandino)

Sono anche io convinta che se i boschi fossero curati molti disastri sarebbero evitati o per lo meno contenuti. Ma cosa vuol dire curare? Curare un bosco vuol dire tagliare le piante malate e vecchie e accertarsi che i nuovi germogli ripopolino il bosco. Vuol dire ripulire sentieri e strade e torrenti. Veramente un grosso lavoro che implica conoscenze scientifiche e tecniche che probabilmente i nostri nonni possedevano per tradizione. Ma oggi tutto ciò che ha un vago sentore di scienza e tecnica viene relegato in un angolo: roba difficile per chi ne capisce. E prendono piede convinzioni spesso romantiche sulla salvaguardia della natura e del verde. Come in una piazza vicino a casa dove un manipolo di amanti del verde hanno impedito l'abbattimento di tre piante vecchissime e malate. Abbiamo assistito a scene grottesche di signore impegnate che col bagnafiori davano acqua ad alberi di 20 metri. Poi ogni tanto qualche pianta crolla rovinosamente e magari fa del male a qualcuno. È effettivamente più facile pontificare che prendersi la responsabilità della cura.