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BIODIVERSITÀ/ Un censimento per studiare da vicino l’import-export delle specie in Antartide

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Gasteropodi antartici  Gasteropodi antartici

Il CAML inoltre ha prodotto sequenze di DNA degli organismi studiati, che hanno permesso di confrontare le specie nelle varie aree: «Nel 2007-2008 c’è stato l’Anno Internazionale Polare nel corso del quale 18 spedizioni scientifiche hanno solcato i mari del Sud acquisendo campioni nuovi che poi sono stati sequenziali producendo una mole enorme di informazioni circa la distribuzione delle specie dalle profondità marine fino in superficie».

Non mancano però i problemi ancora aperti. Schiaparelli osserva la singolare asimmetria che esiste tra le diverse regioni dell’Oceano Meridionale negli sforzi di campionamento e di ricerca dei dati sulla biodiversità. «Cito sempre il caso della spedizione di Scott, nella quale in pieno inverno antartico sono state rischiate delle vite per andare a prendere tre uova di pinguino imperatore che si pensava potessero chiarire alcuni importanti aspetti dell’evoluzione degli uccelli. In realtà, le informazioni recuperate non erano molto diverse da quelle reperibili in qualunque uovo di gallina! Per contro adesso, stando a casa comodamente seduti, basta collegarsi a un satellite per poter contare le coppie di pinguini che stanno covando. Questi sono due esempi estremi. Resta comunque il fatto che la presenza di una specie in un certo momento in un certo luogo, rappresenti il dato fondamentale di ogni studio della biodiversità, e tutte le statistiche che si possono applicare partono da questa semplice informazione. Tuttavia, vi possono essere notevoli distorsioni nella percezione della biodiversità di un’area dato che, spesso, i dati raccolti in un determinato posto dipendono dalla frequenza delle spedizioni e dei campionamenti effettuati. È difficile quindi capire quante specie siano realmente presenti in uno specifico ambiente se non si applicano opportune correzioni statistiche per bilanciare il numero di osservazioni tra le varie aree. Per l’Antartide il problema è particolarmente serio perché le possibilità di indagine sono limitate ad alcune aree, con la conseguenza che ci sono zone statisticamente visitate pochissimo, altre troppo».

D’altra parte si tratta di dati importanti, perché con essi si può costruire un robusto database col quale poi si può modellizzare la distribuzione delle specie e metterle in relazione con i parametri ambientali; «e possiamo anche provare a ipotizzare le condizioni future al variare, ad esempio, del parametro oggi più critico che è la temperatura».

Per il futuro quindi ci vorrà un altro CAML? Per ora ci sono due progetti dello SCAR (Scientific Commettee on Antarctic Research) e Schiaparelli partecipa a quello denominato AntEco (State of the Antarctic Ecosystem) che è orientato a creare nuovi modelli distribuzionali delle specie acquisendo dati non solo del mare ma anche delle specie terrestri.

 

(Michele Orioli)



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