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FISICA/ Nel 2025 andremo in Svezia a fare le neutrografie (radiografie "a neutroni")

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Progetto dell’European Spallation Source a Lund (Svezia)  Progetto dell’European Spallation Source a Lund (Svezia)
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Come si gestisce l’utilizzo di infrastrutture del genere? «Gran parte dei neutroni prodotti verranno messi a disposizione di scienziati, non solo europei, che avranno accesso ai servizi di ESS sulla base del merito scientifico: gli scienziati avanzano le loro richieste di utilizzo della “macchina” per un dato periodo (mediamente dai tre ai dieci giorni) e, se vengono accettate, dopo le osservazioni a Lund hanno l’obbligo di pubblicare i risultati per metterli a disposizione di tutti. Il vantaggio per ESS è di poter ospitare scienziati tra i più qualificati al mondo e quindi di acquisire conoscenze competenze crescenti, migliorando continuamente le prestazioni delle varie apparecchiature. C’è poi anche un utilizzo non pubblico, come servizio a pagamento fornito a realtà industriali che necessitano di analizzare nuovi materiali o di ottimizzare i processi produttivi; in questi casi, ovviamente, i dati non verranno pubblicati».

Come interviene l’Italia?. «Nella fase di costruzione interveniamo con un contributo di 110 milioni di euro; nel giugno scorso il nostro Ministro della Ricerca Stefania Giannini ha formalizzato l’impegno di partecipazione. La quota italiana servirà in parte direttamente per la costruzione, in parte per i cosiddetti contribuiti In-kind, cioè “in natura” ovvero per le spese di personale, attrezzature e materiali: in sostanza si chiede alle istituzioni nazionali coinvolte, CNR, INFN e Sincrotrone Elettra di contribuire con la costruzione fisica di parti della macchina. Questo sistema ha il vantaggio ulteriore di favorire la crescita di un clima collaborativo e insieme di uno spirito competitivo in quanto per ogni sottosistema o apparecchiatura verranno selezionati i progetti migliori e di eccellenza».

Anche sul versante industriale l’Italia giocherà un ruolo di rilievo: dal momento che gli enti scientifici citati dovranno produrre materialmente le parti da installare su ESS, sarà naturale per loro avvalersi delle competenze e delle risorse offerte da tante nostre industrie qualificate.

Marazzi ci racconta che lo studio di questa infrastruttura è iniziato una quindicina d’anni fa e che nel frattempo la tecnologia si è evoluta e oggi ci sono nuove possibilità tecniche e nuovi scenari applicativi; perciò la costruzione inizia con una grande aspettativa di massima operatività e notevoli risultati.

I tempi sono ben delineati: dopo questi primi anni intensi di costruzione della facility, ci sarà una fase dal 2019 al 2025 dove la macchina dovrà andare a regime; l’acceleratore verrà completato nel 2022-23 e si prevede che dal 2025 sarà aperta all’utilizzo da parte degli utenti mondiali. Intanto nel 2019 saranno prodotti i primi neutroni e verranno fatti degli esperimenti in house per migliorare e ottimizzare la macchina. Si prevedono 40 anni di funzionamento dell’impianto e c’è già tutto un piano di sviluppo e utilizzo fino al 2065.



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