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MISSIONE ROSETTA/ Qui Agilkia, a voi Darmstadt

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Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA  Credit: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Le operazioni inizieranno il 12 mattina alle 9:35 (ora italiana) quando la sonda Rosetta orbiterà alla distanza di soli 22,5 chilometri dal centro della cometa: inizierà allora una lenta discesa per arrivare a toccare il suolo verso le 16:30. Durante la discesa, Philae scatterà diverse foto della cometa, o meglio del suo nucleo, dal momento che non sarà ancora iniziato in modo vistoso il fenomeno di emissione di materiali che dà origine alla chioma e alla coda. Allo stesso tempo gli strumenti di bordo inizieranno ad analizzare le polveri, i gas e il plasma che incontrerà nel suo avvicinamento. Una volta atterrato, Philae scatterà le prime foto mai realizzate di un panorama cometario. Un'ora dopo il landing inizieranno gli esperimenti al suolo che si protrarranno per 64 ore, secondo quanto permette la carica delle batterie a bordo.

Rilevante il contributo di progetti e strumenti italiani per tutta la missione. Tra questi c’è il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2), realizzato da Galileo Avionica e per il quale il Principal Investigator è la Professoressa Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano: è una delle operazioni più suggestive in programma, una sorta di “trapano” che cercherà di penetrare il nucleo della cometa sino a 20 cm di profondità mentre un sofisticato meccanismo consentirà di distribuire i campioni prelevati (del diametro di circa 2,5 mm) in appositi contenitori in modo da renderne possibile l’analisi dettagliata da parte degli strumenti a bordo del lander.

Anche sulla durata degli esperimenti c’è una certa suspence; tutto dipenderà dalla capacità del lander di ricaricarsi sfruttando l'energia solare: un'incognita legata anche alla quantità di polvere che col tempo andrà a depositarsi sui pannelli solari. Intanto resta ancora una settimana: il tempo per gli scienziati dell’ESA di esaminare attentamente le ultime foto scattate da distanza ravvicinata; e al fortunato Alexandre Brouste di prepararsi per un viaggio, assai meno pericoloso, fino a Darmstadt.

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