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ALLERTA MALTEMPO/ L'esperto: il dissesto? L'acqua si "vendica" dei politici

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La progettazione di interventi per la difesa idraulica dovrebbe essere il rimedio alle diffuse situazioni di rischio idraulico, ma, come nel caso di una cura medica, l’individuazione della terapia in un territorio altamente vulnerabile come quello nostro impone analisi delicate e progettazione accurata in grado di contemplare l’insieme di opere strutturali e non strutturali, e di costituire un giusto mezzo tra inserimento ambientale e grado di sicurezza. Andrebbero condotte da specialisti in grado di vedere il problema specifico all’interno di un quadro più ampio della sistemazione dell’intero bacino idrografico, allo stesso modo che un buon medico considera la cura per una specifico problema del paziente anche in funzione dei suoi effetti sul resto dell’organismo.

 

Quindi è anche un problema di formazione?

Le nostre scuole di ingegneria preparano tecnici validi nel cui bagaglio culturale questi concetti sono ben presenti, auguriamoci che siano messi in grado di operare.

 

Come ogni cura, la progettazione e realizzazione degli interventi deve essere tempestiva per sconfiggere la malattia, ma ciò vale anche per i nostri corsi d’acqua?

La realizzazione dell’intervento, se auspicata in teoria, è minata da un numero eccessivo di enti che hanno competenza sui corsi d’acqua e che devono dare la loro approvazione al progetto. Questo fatto ovviamente allunga i tempi degli iter progettuali, tanto che spesso si assiste in seguito a situazione emergenziali alla nomina di commissari dai poteri speciali la cui presenza definisce di fatto come il sistema ordinario funziona male.

 

C’è poi la questione della manutenzione: le soluzioni tecniche sono adeguate? Se sì, c’è un difetto di organizzazione?

La manutenzione fluviale permette di mantenere la sagoma della sezione fluviale, mantenendo la funzionalità idraulica della sezione fluviale e delle sponde arginali, rimuovendo l’eccesso di vegetazione e i depositi di materiale solido che naturalmente si formano nell’alveo. Essa non va vista, come spesso è accaduto, come un intervento non ambientalmente corretto, ma come la giusta misura tra il taglio indiscriminato della vegetazione e la sua rimozione selettiva compatibile alla sicurezza idraulica. Di quest’ultima ne costituisce un ingrediente fondamentale, come peraltro la manutenzione è garanzia di funzionamento di qualsiasi sistema complesso. Ciò vale per la nostra salute come per l’auto che usiamo e anche per i corsi d’acqua che scorrono nelle nostre valli fluviali fortemente urbanizzate.

 

In Italia per molti anni la manutenzione non è stata la cenerentola degli interventi?

Sì, sia perché in questo nostro paese tutto ciò che è ordinario è secondario all’eccezionale, sia per una mancanza di fondi sufficienti, sia perché molte volte la sua realizzazione ha trovato il veto di enti più attenti alla protezione di specie vegetali che al grado di sicurezza delle popolazioni. Con il risultato che oggi molti corsi d’acqua presentano sezioni fortemente ostruite da sedimenti e vegetazione. Mi auguro che il concetto di una manutenzione moderna, sia maggiormente sviluppato in modo congiunto tra i tanti enti che gestiscono i corsi d’acqua. Un aspetto che migliorerebbe sensibilmente il grado di sicurezza attuale di molti corsi d’acqua italiani.

 

Esistono sistemi di allerta in grado di essere tempestivi e di fronteggiare anche eventi estremi (come le piogge di questi periodi)?



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