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ALLERTA MALTEMPO/ L'esperto: il dissesto? L'acqua si "vendica" dei politici

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I sistemi di allerta unitamente a procedure di protezione civile sono tra le opere di mitigazione del rischio di piena note come opere non strutturali. Essi sono modelli numerici di previsione meteorologica e idrologica in grado di prevedere eventi di piena pericolosi per una determinato tratto di un corso d’acqua con un preavviso dalle 48 alle 24 ore. Essi quindi non diminuiscono la pericolosità di esondazione di un corso d’acqua, ma ne riducono i danni, perché permettono l’attuazione di misure di protezione in anticipo che riducono la vulnerabilità dei beni esposti alla piena. Spesso a fronte di una loro non applicazione sono tacciati di inutilità e quindi di non affidabilità, soprattutto sui piccoli corsi d’acqua per la difficoltà di prevedere l’esatta posizione e intensità della precipitazione meteorica. Dimenticando in questo caso che il costo di un mancato allarme in ambienti urbani è sicuramente ben più elevato del falso allarme, soprattutto allorché il costo di intervento è piccolo rispetto al danno atteso.

 

Un esempio?

Si pensi al costo esiguo dell’attivazione di divieti di sosta per le auto lungo le strade vicino ai corsi d’acqua in caso di allerta meteo, come alla chiusura degli ingressi delle stazioni della metropolitana, alla messa in sicurezza di macchinari nelle aree industriali, all’attivazione di misure di autoprotezione nelle industrie e nelle case poste in area esondabile. Personalmente ritengo che essi costituiscano un’azione indispensabile nei nostri territori, sia in condizione di manifesta insufficienza o assenza di opere di difesa idraulica, sia ove queste siano presenti per coprire la parte di rischio residuo esistente in ciascuna opera di difesa fluviale.

 

È possibile intervenire ingegneristicamente per potenziare i corsi d’acqua più deboli, per creare strutture di contenimento, per imbrigliare le acque più pericolose?

La risposta è affermativa ma la progettazione deve essere accurata e partire da analisi approfondite come prima detto, non limitandosi a un analisi solamente locale degli effetti di un intervento.

 

Ci sono esempi significativi all’estero cui guardare e da cui imparare?

Con amarezza devo dire che ancora una volta dobbiamo guardare all’estero non perché ci mancano le tecniche di analisi e le metodologie di progetto che spesso sono di eccellenza, ma per una mancanza di buona gestione e programmazione degli interventi sui corsi d’acqua, per un eccesso di ingerenza della politica nella scelta e nella messa in opera della soluzione tecnica idonea. L’acqua, essendo un bene pubblico, ha subìto in Italia, sopratutto dal dopoguerra in poi, quelle stesse vicende che hanno interessato la “cosa pubblica”, che spesso hanno visto prevalere l’interesse personale al di sopra di quello dello Stato, il tutto condito da una intrigata selva di leggi e di enti, che aiuta a confondere le idee ai più.



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