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SPAZIO/ Dal cosmo in 3D di Euclid spunterà il segreto della materia oscura

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Il telescopio Euclid  Il telescopio Euclid

Al fatto che la materia oscura che si trova tra noi e una galassia crea l’effetto noto come lente gravitazionale, cioè deflette la luce che arriva dalla galassia sorgente stirandone e deformandone i contorni. Dalle analisi statistiche su miliardi di galassie che osserveremo in tutto il cielo, dovremmo riuscire a capire qualcosa delle proprietà di questa enigmatica materia oscura. Sviluppando questa analisi in funzione del tempo dell’evoluzione galattica, dovremmo anche riuscire a comprendere come la stessa materia oscura si è evoluta. 

 

E per la parte infrarossa?

Con lo strumento IR registreremo le componenti più verso il rosso delle linee spettrali, catturando quelle frequenze invisibili da Terra a causa del filtro operato dall’atmosfera. Lo strumento utilizzerà un metodo spettroscopico, cioè andrà a vedere le righe di emissione dell’idrogeno di queste galassie, le righe legate alla formazione stellare; dallo spostamento verso il rosso potremo determinare con grandissima accuratezza la posizione lungo la terza dimensione, vale a dire la distanza, con una precisione maggiore di tutto quanto è disposizione oggi. 

È importante sottolineare che questi due tipi di analisi sono totalmente indipendenti, sia perché si tratta di due strumenti indipendenti sia perché si applicano a oggetti diversi. Quindi sullo stesso satellite avremo due modi indipendenti per studiare la struttura del cosmo. 

 

Quando verrà lanciato il satellite?

La partenza della missione è prevista verso la metà del 2020: Euclid verrà lanciato con un vettore Soyouz dallo spazioporto di Kourou nella Guiana francese; il satellite raggiungerà, come ha fatto Planck, un’orbita intorno al cosiddetto punto lagrangiano L2, a 1,5 milioni di chilometri da noi.

 

Come è organizzato il programma? 

Euclid è una missione ESA di classe M2 (cioè media) del programma Cosmic Vision. Per gli strumenti e il segmento di Terra si è costituito un Consorzio Internazionale di 14 nazioni europee più una collaborazione di alcuni laboratori americani; oltre 1100 tra tecnici e ricercatori partecipano all’impresa. 

L’Italia ha una posizione rilevante all’interno del Consorzio e partecipa a entrambi gli strumenti e alle ricerche collegate; forniamo gli elementi di elettronica di bordo per entrambi, uno degli elementi criogenici di bordo dello strumento IR e abbiamo la responsabilità del Grand Segment, cioè della elaborazione dei dati da Terra.

 

L’attività è già partita: ce la farete per il 2020?

Il programma è già stato avviato: si tratta di un’attività estremamente complessa, con molti attori in campo e con una tempistica molto stringente. Sono coinvolte naturalmente le industrie italiane sia per la realizzazione degli strumenti che per la navicella e tutti stanno operando al massimo delle loro possibilità e professionalità. Da parte nostra abbiamo garantiti i finanziamenti per la componente strumentale e per il segmento di Terra. Il nostro obiettivo è, ovviamente, di arrivare puntuali nei tempi prefissati e confidiamo di riuscire. Al momento posso dire che ci sono tutte le condizioni perché i tempi siano rispettati e la missione possa svolgersi secondo le aspettative.

(Mario Gargantini)



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