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SPAZIO/ Dal cosmo in 3D di Euclid spunterà il segreto della materia oscura

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Il telescopio Euclid  Il telescopio Euclid

Come Euclide, 2300 anni fa ha illuminato l’universo della geometria, così gli scienziati di tutto il mondo si aspettano che il telescopio spaziale Euclid nel prossimo decennio possa finalmente fare luce sulla materia oscura, uno dei grandi interrogativi della fisica e della cosmologia contemporanea. Se lo aspettano in primo luogo i responsabili dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea che, dopo quanto ha rivelato la missione Planck circa la dark matter, sono ancor più convinti della necessità di dedicare una missione specifica a tentare di chiarire il grande enigma. 

Tra i fisici italiani coinvolti in una posizione di primo piano nella missione c’è Luca Valenziano, astrofisico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Bologna, che ha il ruolo di responsabile scientifico per l’INAF del progetto Euclid e quindi dell’accordo tra INAF e ASI (Agenzia Spaziale Italiana); dal punto di vista operativo Valenziano è responsabile della fornitura italiana per uno dei due strumenti che saranno sul satellite della parte di integrazione e verifica dell’elettronica per le operazioni di bordo. Dopo aver presentato i tratti salienti del progetto durante il recente convegno internazionale di Planck a Ferrara, ne ha illustrato obiettivi e prospettive a ilsussidiario.net.

 

 

Euclid è una missione molto ambiziosa: quali sono gli obiettivi?

Con Euclid intendiamo esplorare quel periodo della storia dell’universo che viene dopo il disaccoppiamento della radiazione - che è stata studiata dalla missione Planck - e dopo il collasso gravitazionale delle prime strutture cosmiche, quando l’energia oscura ha iniziato ad avere la prevalenza sugli effetti che rallentano l’espansione causando quindi un’accelerazione registrata in tempi recenti. Quindi andremo a esplorare quell’intervallo di tempo che comprende gli ultimi 10 miliardi di anni.

 

Che cosa verrà osservato?

Quello che vogliamo fare, utilizzando due strumenti indipendenti, è realizzare una mappa tridimensionale del cosmo. Euclid farà osservazioni, cioè mapperà il cielo, in 15mila gradi quadrati, quindi la maggior parte del cielo extra galattico, per individuare la posizione in tre dimensioni delle galassie, viste come punti di riferimento nella trama del cosmo. 

 

Perché una mappa tridimensionale?

Perché sarà una mappa delle posizioni angolari degli oggetti sulla sfera celeste ma anche in profondità, ottenuta misurando la distanza tra noi e le strutture osservate. Misurando oggetti sempre più lontani, come sappiamo, andiamo indietro nel tempo e perciò misuriamo oggetti sempre più antichi. 

Da questa mappa tridimensionale si otterrà una struttura “a cipolla” che ci servirà per analizzare com’era il cosmo in periodi sempre più lontani: faremo una sorta di tomografia temporale dell’universo.

 

Quali saranno gli strumenti a bordo? 

Saranno due: uno osserverà nel visibile, l’altro nell’infrarosso (IR). Con quello nel visibile otterremo una mappa celeste ad altissima risoluzione, con dei dettagli nettamente superiori a tutti quelli ottenibili con qualunque strumento da Terra. Tramite questa mappa osserveremo di fatto la posizione delle galassie e la deformazione che la loro immagine subisce viaggiando dalla sorgente fino a noi.

 

A che cosa è dovuta questa deformazione?



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