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SCENARI/ Nel panorama di Industry 4.0 la progettazione passa da 3D a 4D

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Sistemi robotizzati in industria  Sistemi robotizzati in industria

Il 4D è un passaggio ulteriore. Deriva dal mettere in collegamento la configurazione tridimensionale dello stabilimento con la tempistica di inserimento dei vari componenti dell’impianto. Se devo allestire una nuova fabbrica, devo fare – col laser scanner 3D – la scansione di nuvole di punti per acquisire l’esatta collocazione dei macchinari; poi però dovrò capire quali macchine entrano prima e in che ordine ottimale si devono susseguire tutti gli altri inserimenti. Questa tempistica si riflette su un processo più ampio, che va dai fornitori alle reti di comunicazione e servizi vari: se tutto è automatizzato e ben simulato in anticipo, l’intero processo viene ottimizzato. Ma non ci fermiamo al 4D…

 

Intende dire?

Intendo dire che c’è anche la progettazione 5D. Con ciò ci si riferisce alla possibilità di gestire, sempre in modo automatico, oltre alla gestione delle geometrie e a quella delle tempistiche, anche la gestione dei costi. Ciò vale, attualmente , per grandi progetti, tipicamente in settori come l’Oil&Gas. Per le piccole e medie aziende italiane è solo una prospettiva lontana: ma è una prospettiva.

 

Cosa si può dire invece della Realtà Virtuale: resta sempre confinata sulle soglie della fantascienza o sta diventando uno strumento praticabile?

La Realtà Virtuale (RV) ormai è qualcosa di reale. Ci sono settori già molto avanti, come l’automotive e l’aerospace, ma altri stanno avanzando. Come Autodesk abbiamo investito molto e da diversi anni sulla RV e sugli strumenti di simulazione “immersiva”; abbiamo acquisito aziende specializzate e sviluppato software ad hoc. Per noi la RV è uno strumento attuale. Ci sono sistemi hardware-software che permettono di immergersi virtualmente in un ambiente (ad esempio un’automobile o un impianto chimico o un’intera fabbrica) per capire, prima ancora di averne il prototipo fisico, quali potrebbero essere le condizioni di funzionamento e di utilizzo nella situazione ambientale reale. Si comprende facilmente come questo consenta di risparmiare poi nei tempi di progettazione e messa in opera. Il prossimo passo, che peraltro è già iniziato, sarà quello di portare direttamente i sistemi immersivi di RV all’interno del manifatturiero.

 

In questi scenari automatizzati, qual è il posto dell’uomo?

Questi sistemi vanno visti, come in realtà sono, come dei potenti sussidi per l’uomo, del quale sostituiscono solo alcune funzioni e operatività. Bisogna sempre tener presente non solo la fase finale, più appariscente, di questi processi (ad esempio la linea automatica di imbottigliamento veloce di una bibita) ma tutte le fasi, i passaggi e le relazioni che hanno portato a quel risultato: in tutte l’uomo resta determinante, anzi è il regista e non si può immaginare un processo più o meno complesso senza una efficace regia, dalla quale partirà poi la decisione di utilizzare alcuni componenti smart e di demandare alcune funzioni a delle intelligenze artificiali più o meno autonome.



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