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PROGETTI/ Ta Pum, quando la scienza sale in alto (nel ricordo della Grande Guerra)

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Montagna e scienza. Non è la prima volta che si stabilisce questo link, ma ogni volta c’è qualcosa di nuovo che emerge e qualche nuova “pista” che si apre. In questo caso è la pista del monitoraggio atmosferico e della misura delle polveri sottili: un tema ancor più di attualità nel momento in cui a livello mondiale si tentano accordi sul modo di contrastare i cambiamenti climatici. L’iniziativa in questione aggiunge a tutti questi elementi un tocco di sapore storico: infatti, nell'ambito del progetto Ta Pum, l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) ha fornito agli alpinisti che hanno percorso per la prima volta in integrale continuativa tutto il fronte della Prima Guerra Mondiale “Dallo Stelvio al mare”, come recitano gli atti ufficiali, un prototipo di centralina per il monitoraggio delle polveri sottili, incluso il black carbon (BC), fornendo inoltre previsioni sulla concentrazione del particolato atmosferico. 

«Quando il Cnr ha indicato al nostro istituto questa possibilità – ha detto a ilsussidiario.net Paolo Bonasoni dell’Isac-Cnr – abbiamo riconosciuto in essa degli aspetti molto interessanti rispetto all’attività che già svolgiamo sulle montagne: come gli studi che compiamo presso l'Osservatorio Climatico Cnr "Vittori" a Monte Cimone, nell'Appennino Settentrionale a 2165 di quota; o quelli in Himalaya, nell'ambito del progetto SHARE». 

L’interesse dei ricercatori dell’Isac era di tipo scientifico ma, in questo caso, ancor più di tipo tecnologico: «era un’occasione per testare questa centralina in condizioni disagiate o comunque non ottimali di funzionamento. L’attività che ne è seguita ci ha permesso infatti di mettere a punto le sue prestazioni in presenza di bruschi cambiamenti ambientali, di testare nuove batterie e così via. Il sistema ha funzionato per circa il 70% dei giorni; un valore che riteniamo soddisfacente, considerando le non facili condizioni ambientali lungo il percorso e il fatto che a governare l’apparecchiatura non era un ricercatore o un tecnico specializzato ma un alpinista».

Quanto alle caratteristiche della centralina, si può dire che« aveva i tipici strumenti utilizzati normalmente, modificati però per tener conto delle condizioni precarie e per riuscire a mantenere il carico energetico che avevamo a disposizione. La parte innovativa era quindi in questi adattamenti; che ci interessava provare anche in vista della missione in Himalaya, che abbina misure indoor nelle abitazioni della valle del Khumbu, per misurare BC e particolato atmosferico emessi dai fuochi accesi per cucinare o riscaldarsi, allo stato di salute delle popolazioni locali che passano molte ore all'interno, soprattutto nella stagione invernale». 

E proprio i risultati di queste attività sono stati illustrati nei giorni scorsi da Sandro Fuzzi del CNR-ISAC alla Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici a Lima; lo studio presentato "SCLP emissions impact on mountain regions of the Himalayas" vede la collaborazione tra Cnr-Isac, Istituto di fisiologia clinica Cnr-Ifc, Centro di Studi Biomedici dell'Università di Ferrara, Associazione EvK2Cnr e Università di Urbino.   



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