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SPAZIO/ Planck spalanca una nuova finestra sull'universo "giovanile"

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Mappa dell’emissione polarizzata della polvere interstellare nella nostra galassia misurata da Planck  Mappa dell’emissione polarizzata della polvere interstellare nella nostra galassia misurata da Planck

Hanno scelto una storica città italiana, Ferrara, per convocare a convegno tutta la comunità degli scienziati coinvolti o in qualche misura interessati ai risultati della missione del telescopio spaziale PLANCK dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), a un anno dalla sua messa a risposo dopo quattro anni di osservazioni ininterrotte del cielo a microonde. PLANCK ha scandagliato l’intero cielo, passandolo più volte con i suoi due strumenti: quello a bassa frequenza (LFI), a guida italiana, e quello ad alta frequenza (HFI) a guida francese; e ha potuto raccogliere una mole di dati con una precisione mai raggiunta prima, dando la possibilità ai ricercatori di studiare in dettaglio la radiazione cosmica di fondo (CMB, Cosmic Microwave Background) e di utilizzare numerose informazioni per ulteriori indagine cosmologiche e astrofisiche. Alcuni risultati eclatanti, come quelli relativi all’età dell’universo e alla sua infanzia, erano già stati comunicati; ieri, in apertura del convegno “The Microwave Sky in Temperature and Polarization” – che proseguirà fino a venerdì – ne sono stati rivelati altri, come anticipazione di quanto verrà pubblicato nelle prossime settimane. Ne parliamo con Marco Bersanelli, uno dei massimi responsabili della missione, che ha svolto la relazione introduttiva al convegno.

 

Le novità che avete scoperto in questi mesi di analisi dei dati, come è suggerito anche dal titolo del convegno, riguardano principalmente le anisotropie della radiazione del fondo cosmico a microonde in polarizzazione; cosa significa?

I risultati che avevamo comunicato lo scorso anno erano relativi alle temperatura, cioè riguardavano la distribuzione dell’intensità della radiazione primordiale e le differenze che osserviamo a seconda della direzione nella quale guardiamo: l’esito più eloquente sono le mappe dell’universo bambino che abbiamo potuto ricostruire, con le anisotropie cioè le piccole fluttuazioni di intensità che agitavano l’oceano cosmico neonato. Adesso abbiamo fatto un passo avanti e, oltre ad avere misure migliori sulla temperatura, abbiamo potuto realizzare le mappe del cielo in polarizzazione.

 

Il concetto di polarizzazione non è dei più immediati: può spiegarci cosa vuol dire luce cosmica polarizzata?

Come tutti sappiamo, la luce è un’onda che si propaga vibrando su un piano; possiamo pensare, per semplicità, a una corda che vibra e nel farlo determina un piano: quello è il piano di polarizzazione. Per la luce primordiale che ci giunge dal fondo cosmico, oltre a misurare l’intensità, noi possiamo misurare qual è il piano prevalente di vibrazione; questa è un’informazione preziosa ma è una proprietà molto fine, molto difficile da rilevare perché è dieci volte più debole di quella debolissima increspatura già rivelata dalle mappe precedenti. Quindi abbiamo fatto un passo che ci consente di andare dieci volte più in profondità, ottenendo nuove e importanti notizie sulla storia dell’universo.

 

Che tipo di notizie?

Anzitutto quelle che ci permettono di verificare la coerenza di questi dati con quelli ottenuti con la temperatura. Quelli della polarizzazione ci offrono un angolo di visuale diverso sulle stesse proprietà misurate l’anno scorso; è come misurare la stessa quantità con due metodi diversi: se le due misure concordano, si può essere più confidenti sulla loro attendibilità. Nel nostro caso la coerenza interna tra i due metodi è stata spettacolare e ci ha consentito di ricavare valori ancor più precisi, del 20-30% in più, dei parametri fondamentali che governano l’evoluzione dell’universo, la sua composizione, la sua geometria.

 

Queste le conferme; e le novità?



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