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AMBIENTE/ Tagliare le foreste per far crescere la filiera bosco-legno

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Per contrastare la tendenza all’abbandono, la stessa Regione Lombardia e gli enti collegati stanno avviando iniziative rivolte ai privati per renderli più consapevoli delle potenzialità di ciò che possiedono e ai Comuni, soprattutto i piccoli, per invitarli a consorziarsi e a fare massa critica per attivare una gestione forestale associata che arrivi la dove il singolo non riesce.

Carovigno cita un esempio di tali iniziative. «Da quattro anni è attivo in Lombardia un tavolo di lavoro denominato Patto per la filiera bosco-legno –energia: vi partecipano rappresentanti delle imprese, dei proprietari, dei trasformatori e delle pubbliche amministrazioni locali e l’obiettivo non è di prendere grandi decisioni ma di discutere tutti insieme – ed è la prima volta che accade - gli elementi della politica forestale per far emergere le istanza principali da avanzare poi agli enti decisionali. È un lavoro non eclatante e piuttosto silenzioso, che peraltro nei paesi nostri confinanti è una realtà consolidata; e i risultati, lentamente, si stanno vedendo».

C’è comunque, in generale, un certo revival del materiale “legno”. «Sì, e si manifesta in due direzioni. Da un lato per la legna da ardere, anche solo per i piccoli impianti familiari che adesso possono usufruire di tecnologie molto avanzate e stanno diventando competitivi rispetto ad altre forniture energetiche. Poi si può parlare delle centrali a biomassa, magari integrate nelle reti di teleriscaldamento, come ad esempio in Valtellina, che bruciano tutti gli scarti sia delle segherie che della selvicoltura. C’è un revival anche di tipo culturale: il legno piace, gli oggetti in legno si diffondono, e l’apprezzamento per questo materiale è in crescita».

Va detto però che l’Italia è tuttora il primo importatore al mondo di legna da ardere; quella che abbiamo in casa non è sufficiente a coprire il nostro fabbisogno. I nostri mobilieri e trasformatori si servono ancora moltissimo di legname importato da Svizzera e Austria «che però è legname non molto diverso da quello ottenibile nel nostro arco alpino. Il fatto è che in quei paesi da moltissimo tempo si fa gestione forestale costante, ci sono reti viarie adeguate (a differenza delle nostre montagne) e ben controllate».

Un altro esempio ci può dare l’idea di quanto ancora resti da fare nel contesto italiano. «In Lombardia ci sono 250 imprese boschive, ormai ben attrezzate. Succede che a volte per Ferragosto qualche Sindaco di montagna chieda loro di “non tagliare” in quei giorni perché potrebbe far brutta figura con i turisti; in Svizzera i Comuni organizzano escursioni con i villeggianti per portarli a vedere le attività forestali. Da noi quell’attività è considerata come uno scempio, e non lo è affatto; da loro è un modo per valorizzare il territorio e l’economia locale. Quindi torniamo al punto cruciale: è una questione culturale».



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