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MATERIALI/ Tra le "nano-dune" semiconduttrici l'energia scorre veloce

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I semiconduttori realizzati dall’Università di Milano-Bicocca, ripresi con microscopio a forza atomica  I semiconduttori realizzati dall’Università di Milano-Bicocca, ripresi con microscopio a forza atomica
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L’immagine che si è guadagnata il primo piano su Nano Letters è una di quelle ottenute nei laboratori L-NESS col microscopio a forza atomica (AFM, Atomic Force Microscope); è questo il un microscopio principe delle nanotecnologie, fa parte dei microscopi a scansione di sonda (SPM) e analizza i campioni con una punta con raggio di curvatura dell’ordine dei nanometri. Nei fotogrammi “scattati” con l’AFM, questi quantum dots semiconduttori assomigliano a dune isolate nel deserto.

In queste micro-dune l’energia rilasciata dal sistema elettronico rimane disponibile per un tempo che permette di sfruttarla meglio e in modo più efficiente. Si tratta del periodo di “fuori equilibrio”, un picosecondo cioè un millesimo di miliardesimo di secondo, difficilmente paragonabile con le tempistiche umane ma tale da permettere l’immagazzinamento di energia, prodotta ad esempio dalla differenza di calore, in quantità superiori rispetto a quanto si può fare con strutture più grandi.

Quali possono essere le conseguenze di una simile scoperta? Il principale ambito applicativo - secondo Sanguinetti – sarà quello energetico: «Questi semiconduttori così nanostrutturati possono servire a migliorare l’efficienza di ciò che viene già fatto nella produzione di energia, dalle celle fotovoltaiche ad alta efficienza alle centrali termoelettriche».

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