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GEOFISICA/ La terra trema, ma non è il vulcano

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Cartina Ingv  Cartina Ingv
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Sì. Per esempio in Giappone hanno visto che questi tremori si concentrano al di sopra delle zone di subduzione, cioè dove la placca oceanica si infila sotto quella dell’arcipelago giapponese e produce i terremoti, nel contatto tra le placche ma sopra provoca anche migliaia di questi episodi di tremore.

La maggior parte degli scienziati pensa che siano dovuti, come dicevo, a migrazioni di fluidi che vanno in profondità. Almeno questa è una delle ipotesi interpretative sulle quali si sta lavorando.

 

Voi che cosa avete registrato e come?

Abbiamo studiato i tremori con varie tecniche e ci siamo imbattuti in segnali di altra provenienza: vibrazioni sismiche di origine antropica con caratteristiche simili ai tremori non vulcanici; in pratica abbiamo messo in luce, per la prima volta in Italia, la presenza diffusa sul territorio nazionale di vibrazioni con frequenza compresa tra 2 e 5 Hz. Alcuni di essi, come quelli individuati nei pressi degli impianti industriali, si ripetono con certe regolarità in determinati periodi. Molto probabilmente sono generate da insediamenti industriali  e in particolare dalle cementerie che hanno un tipo di impianto e dei macchinari che producono vibrazioni nel terreno; del resto l'Italia” è uno dei paesi che producono più cemento in Europa e nel mondo: ci sono decine di cementerie a ciclo continuo in tutto il territorio italiano con macchinari particolarmente rumorosi . Le vibrazioni che abbiamo registrato sono di piccola entità; le vediamo solo perché abbiamo una rete molto sensibile e riusciamo a localizzarli bene, trattandoli come se fossero terremoti: abbiamo centinaia di sismometri, registriamo ogni giorno Gigabyte di dati e li analizziamo, così anche queste vibrazioni a bassa frequenza non ci sfuggono anche perché a volte disturbano le nostre indagini sugli altri fenomeni.

 

Non è però un allarme...

No, certo. Questi dati si pubblicano perché contribuiscono alla conoscenza del fenomeno dei tremori non vulcanici ed è importante sapere che ci sono anche quelli non profondi e  di origine antropica. Ma non sono pericolosi e non producono particolari danni o situazioni di emergenza.

 

Qual è allora lo scopo di questi studi?

L’identificazione di questi segnali di origine antropica permette di perfezionare  ulteriormente il sistema di analisi dei segnali sismici e individuare anche in Italia le tracce dei “tremori non vulcanici”. E lo studio dei tremori naturali può  aprire nuove prospettive per la comprensione del fenomeno sismico in tutte le sue manifestazioni.



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