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NUTRIRE IL PIANETA/ Quando biotecnologia fa rima con sostenibilità

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«Un secondo obiettivo era iniziare una serie di ragionamenti su quali sono le tecnologie, i metodi, le tecniche più valide per ridurre gli input in agricoltura, in modo da renderla più sostenibile anche attraverso tecniche colturali a basso impatto, una gestione ottimale della risorsa idrica e così via».

L'attività si è sviluppata lungo tre anni, a partire dal marzo 2011 per concludersi nell'agosto 2013; si è articolata in sette diversi temi che raggruppano linee di attività simili e interagiscono tra loro. I risultati saranno diffusi anche grazie al coinvolgimento delle organizzazioni di categoria; inoltre sono stati realizzati quattro quaderni, che saranno poi disponibili in rete, con le sintesi dei risultati relativi a quattro temi principali: biocontrollo, efficienza d'uso dei fertilizzanti, valorizzazione dei reflui e gestione risorsa idrica. I due coordinatori anticipano però per ilsussidiario.net alcuni dei risultati. 

Come quelli sul biocontrollo, «intendendo con questo termine – spiega Sacchi − tutta una serie di controlli relativi alle avversità per le piante, a quanto può loro nuocere. Abbiamo svolto un'analisi accurata di tutti gli interventi che di fatto valorizzano, tramite miglioramento genetico, la varietà genetica resistente, minimizzando il ricorso agli agro farmaci. Un esempio è legato ad alcune varietà di mais che hanno contenuti piuttosto elevati di antiossidanti: si sono allestiti campi sperimentali per effettuare le attività di breeding riguardanti la costituzione di genotipi di mais ricchi in pigmenti da studiare con il duplice fine di produrre cibi funzionali/mangimi ricchi in antiossidanti e contenere l'uso degli agrofarmaci dato che diversi lavori stanno correlando la presenza di pigmenti nella granella con una maggior resistenza all'attacco di diversi patogeni. L'attività di breeding ha portato alla costituzione di genotipi portanti diverse combinazioni dei geni regolatori della via biosintetica delle antocianine che sono stati caratterizzati per il contenuto di antocianine, il potere antiossidante, il contenuto di fumonisine e l'espressione genica. I materiali costituiti saranno ulteriormente caratterizzati dal punto di vista biochimico e molecolare».

Un altro esempio riguarda lo sviluppo di un sistema di biocontrollo del brusone a basso impatto ambientale: « Il brusone è una delle più gravi patologie del riso a distribuzione mondiale e responsabile delle maggiori perdite di produzione proprio alle nostre latitudini. La malattia è dovuta all'infezione da parte del fitopatogeno Magnaporthe oryzae, che causa lesioni a macchia di colore rosso sulla foglia, dal tipico aspetto di bruciatura. Negli ultimi anni sono state isolate diverse razze nazionali di Magnaporthe, tutte caratterizzate da patogenicità per le cultivar correntemente coltivate in Italia. Nella risicoltura intensiva, l'utilizzo preventivo di fungicidi di sintesi è l'unica soluzione attualmente disponibile per evitare ingenti perdite di raccolto. 



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