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NUTRIRE IL PIANETA/ Quando biotecnologia fa rima con sostenibilità

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Tali prodotti sono pericolosi e dannosi per l'ambiente e per la preservazione dell'ecosistema risaia, oltre che economicamente dispendiosi. Per una coltivazione del riso più compatibile e sostenibile con l'ambiente e con le risorse disponibili, si rende quindi necessario l'ottenimento di varietà più resistenti al brusone e la messa a punto di un sistema naturale di biocontrollo a basso impatto ambientale».

Un altro esempio riguarda la gestione degli apporti di fertilizzanti al suolo. «Il risultato più eclatante – dice Provolo − è l'individuazione di alcuni indicatori dello stato nutrizionale azotato delle piante che permettono una valutazione a priori, o in corso, dello stato nutrizionale rispetto all'azoto; così si possono preventivare interventi di fertilizzazione più mirati e meglio dosati».

Altri risultati si riferiscono all'efficienza d'uso dei nutrienti minerali, all'uso della risorsa idrica nella coltivazione del riso, all'esplorazione della variabilità genetica e alle scelte varietali, alla valutazione della sostenibilità energetica e ambientale delle tecnologie per la valorizzazione dei residui e degli effluenti agricoli.

Ma come e quando potranno essere utilizzati questi risultati? «Alcune linee di attività hanno portato a risultati immediatamente traducibili in pratica. Ad esempio, alcune indicazioni per la gestione dell'acqua nelle risaie sono già operative e possono essere utilizzate direttamente dagli agricoltori. Altre attività danno risultati intermedi che devono poi essere elaborati con ulteriori ricerche per portare, nell'arco di qualche anno a risultati utilizzabili; altri ancora probabilmente richiederanno ancora parecchi anni di indagine».

Chi sono gli utenti finali? Tutte le componenti del sistema agricolo: le amministrazioni, a tutti i livelli, gli enti locali, le organizzazioni di categoria e anche direttamente il singolo agricoltore. Con una valenza che non è solo lombarda: «il riferimento è territoriale – sottolinea Sacchi – perché il bando dal quale è nato il progetto era della Regione Lombardia, ma i risultati hanno uno spessore non solo nazionale ma anche internazionale. La Lombardia è un esempio di area con agricoltura sostenibile, dove si fa agricoltura intensiva ma in territori molto popolati e con una grande sensibilità per il tema della sostenibilità. Una cosa analoga accade, ad esempio, in aree come l'Olanda; non per nulla al convegno è previsto l'intervento di Dirk Wascher, della Wageningen University olandese proprio sul tema "Food planning and Innovation for sustainable metropolitan regions"».

Non si può evitare di pensare a questi temi nella prospettiva dell'Expo; infatti, ci confermano i nostri due interlocutori, anche questo convegno si può vedere come una tappa sul percorso di avvicinamento a Expo 2015. «Ma se ne stanno pensando altri; per inserire quello della sostenibilità all'interno dei temi prioritari che dovranno dominare Expo».



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