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FAMELAB/ La parola alla scienza (in tre minuti?)

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In tutte queste fasi, dicono gli organizzatori, le performance dei giovani comunicatori vengono valutate principalmente in base a criteri di correttezza, chiarezza e carisma comunicativo: quest’ultimo è un po’ vago e può implicare aspetti che poco hanno a che fare con la conoscenza scientifica; mentre i primi due sono sacrosanti e dovrebbero valere per ogni comunicazione.

Questa idea dei tre minuti resta comunque un po’ dura da digerire. «Pensiamo al lavoro – fa notare Nespoli - che comporta la formulazione di un pensiero in poco tempo: raccogliere le idee, caratterizzarle, eliminare quelle che non servono, metterle nel giusto ordine, focalizzare un problema, togliere le ridondanze; sono tutte operazioni complesse e faticose e che non siamo abituati a svolgere perché quando parliamo non facciamo economie, le parole non costano …». Per arrivare quindi a dire poco, bisogna sapere tanto. «Certo, ed è paradossale: non è che avendo solo tre minuti ti serve meno preparazione e conoscenza; anzi, te ne serve di più. Il problema è lì».

Resta ancora qualche perplessità derivante da tutto il contesto delle kermesse di FameLab: qualcuno avverte il rischio di dare un’immagine di scienza basata sull’immediato, sull’effetto spettacolare, sull’emotività, a scapito di una effettiva diffusione delle conoscenze e di una riflessione sulla loro portata. 

Non si tratta di stroncare l’entusiasmo di tanti giovani, o di tarpare la creatività che può svilupparsi in contesti non formali. L’importante è non attribuire a iniziative come questi talent un valore più grande di quanto ne abbiano, soprattutto sul piano formativo; forse tra i vincitori nasceranno alcuni comunicatori scientifici, più difficilmente degli scienziati o degli educatori. Un conto è comunicare e catturare il pubblico, un conto è educare e far cogliere il valore non solo strumentale delle scienze: per questo obiettivo non serve spettacolarizzare il sapere e non bastano neppure dosi massicce di pillole di 180 secondi.

 

 

 

 

 



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COMMENTI
12/02/2014 - FameLab (Pierluigi Assogna)

Ottimo! Contrariamente alla vulgata, una parola vale mille immagini.