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ANNIVERSARI/ 450 anni in compagnia di Galileo Galilei

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Galileo Galilei  Galileo Galilei

Di nuovo, ciò non rappresenta un caso isolato, ma una caratteristica di quasi tutti i grandi scienziati. E, di nuovo, ciò non è affatto casuale. Infatti, proprio perché le grandi scoperte sono sempre inattese e sorprendenti, esse non possono venire programmate a tavolino: di conseguenza, è molto più probabile che l’idea giusta venga in mente a chi, pur avendo certo una profonda conoscenza tecnica del proprio campo di ricerca (che oggi più che mai è indispensabile), ha però anche una mente elastica e aperta a molteplici sollecitazioni. Quindi non solo la cultura umanistica non va artificiosamente contrapposta alla scienza, ma anzi esiste tra loro un feed-back virtuoso, giacché ciascuna delle due aiuta l’altra a non chiudersi in se stessa e ad allargare continuamente i propri orizzonti. 

Ancora una volta, ciò era ben chiaro a Galileo, il quale ha sempre specificato chiaramente, come scrisse nel famosissimo passo delle Macchie solari, che il metodo sperimentale da lui fondato vale solo per studiare «alcune affezioni» delle «sustanze naturali» e che le altre forme della cultura, a cominciare dalla teologia e dall’arte, pur seguendo metodi diversi (giustamente, perché diversi sono i loro oggetti), sono anch’esse autentiche forme diconoscenza. Riscoprire questa fondamentale lezione galileiana è dunque particolarmente importante; anzi, oserei dire autenticamente rivoluzionario, proprio ai giorni nostri, in cui l’auto-dissoluzione del razionalismo moderno (che non ha nulla a che vedere con la scienza: dato che pretende che il metodo della conoscenza sia unico; e che anche storicamente è nato in tutt’altro ambito) ha prodotto un relativismo nichilista che ha ormai pervaso quasi completamente la nostra società. 

In effetti, a ben pensarci, gli unici due ambiti in cui oggi viene ancora affermata l’importanza della ricerca disinteressata della verità, nonché la fiducia nella capacità della ragione umana di raggiungerla, sono da un lato la comunità scientifica e dall’altro la Chiesa cattolica. Ciò potrà forse apparire strano a chi è abituato ai luoghi comuni circa “l’inevitabile opposizione tra scienza e fede”, spesso basati proprio su una lettura fuorviante della vicenda di Galileo: ma è anche un dato di fatto, che dovrebbe far riflettere. Comunque, di certo ciò non sarebbe sembrato strano a Galileo, «sincero credente» (Giovanni Paolo II), che è sempre stato «convinto che Dio ci ha donato due libri: quello della Sacra Scrittura e quello della natura» (Benedetto XVI).

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