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SPAZIO/ Quel campo magnetico galattico che plasma i nostri confini interstellari

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Ulteriori perfezionamenti della teoria hanno spiegato ancor meglio l’anomala abbondanza nel nastro rilevata da IBEX: sarebbe la velocissima rotazione degli ioni attorno alle linee di forza del campo magnetico nella zona di confine dell’eliosfera a produrre vibrazioni nel campo magnetico stesso che intrappolano gli ioni carichi e aumentano così la densità di particelle. Uno degli astrofisici più attivi in queste ricerche, Nathan Schwadron dell’Università del New Hampshire, l’aveva illustrata così: «Immaginate che il nastro sia un porto e le particelle del vento solare siano barche. Le barche possono essere intrappolate nel porto se le onde dell’oceano al di fuori di esso sono abbastanza potenti. Questa è l’essenza del nuovo modello del nastro che abbiamo proposto. Il nastro è una regione in cui le particelle provenienti dal vento solare rimangono intrappolate o trattenute dalle intense onde e vibrazioni presenti nel campo magnetico nella zona di confine del Sistema solare».

La novità emersa dall’ultima articolo di Science riguarda, come si diceva, la conferma delle osservazioni di IBEX da parte di osservazioni a energie dieci ordini di grandezza più elevate, nella scala dei TeV (Teraelettronvolt), cioè quelle che esperimenti come Milagro, As-gamma e IceCube hanno ottenuto catturando raggi cosmici di provenienza interstellare.

La corrispondenza fra questi gruppi di osservazioni e le previsioni teoriche rende ancor più valida la stima fatta dai ricercatori di IBEX della direzione locale del campo magnetico galattico, che è il responsabile dei fenomeni misurati. Il campo magnetico galattico si ricava anche dai dati inviati dalla stessa Voyager, che è l’unico strumento che ora può raccogliere dati extrasolari direttamente “in loco”. In effetti, la direzione del campo magnetico interstellare ricavata in base ai dati inviati da Voyager 1 è leggermente diversa da quella indicata da IBEX. Potrebbe trattarsi di imprecisioni nelle misura ma gli scienziati coinvolti in queste ricerche preferiscono attribuirla al diverso tipo di dati analizzati: quelli del Voyager sono molto puntuali, raccolti in uno spazio e in un tempo ben circoscritti; quelli di IBEX sono mediati su grandi distanze.

L’enigma del nastro resta aperto e in attesa di nuovi dati. Dal canto suo la missione IBEX ha il grande merito di averci recapitato le prime immagini del confine dell’eliosfera e di averci suggerito che esso non è influenzato esclusivamente dal vento solare e dalla direzione in cui si muove il Sistema Solare, ma è “plasmato” dal campo magnetico galattico.



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