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ARCHEOLOGIA/ Storie glaciali dalle Alpi al Museo

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La mostra "Frozen Stories" copyright: © Museo Archeologico dell’Alto Adige/foto-dpi.com  La mostra "Frozen Stories" copyright: © Museo Archeologico dell’Alto Adige/foto-dpi.com

Questi elementi nascosti ci mettono a confronto con le storie e i destini dei nostri antenati, testimoniando che l’uomo si spinge da sempre verso le quote più inospitali delle Alpi, nonostante il freddo, la neve e le condizioni climatiche pressoché insostenibili. Cosa induce le persone a percorrere i ghiacciai? Da lunedì scorso a Bolzano, nello stesso Museo Archeologico dell’Alto Adige che ospita la star Ötzi, è allestita una mostra temporanea (starà aperta fino al febbraio 2015) che può offrire importanti suggerimenti per rispondere a questi e altri interrogativi. La mostra si intitola “Frozen Stories. Reperti e storie dai ghiacciai alpini” e mette in luce una caratteristica inaspettata del cambiamento climatico che ha consentito agli studiosi, e ora anche a noi, di seguire le tracce di uomini vissuti in età preistoriche o successive, ricostruendone obiettivi, vicende e tragedie.

 

Nell’esposizione si possono osservare oltre 30 reperti originali che abbracciano un arco di tempo molto esteso, dall’età del Rame fino al 20° secolo; sono stati rinvenuti sui versanti meridionali dei ghiacciai alpini e nelle regioni limitrofe e molti esposti per la prima volta. Un percorso multimediale su una superficie di 300 m², corredato da animazioni, video, immagini e reperti originali, illustra chiaramente il fenomeno dei ghiacciai e il contesto naturale che fa da sfondo alle storie “glaciali”. Al di là dell’interesse puramente archeologico, ciò che risalta sono gli aspetti umani, per quanto noti o ricostruibili, celati e narrati da ogni reperto. I reperti illustrano infatti i diversi aspetti della vita vissuta dagli uomini sulle montagne. Ce ne sono di originali ad esempio sul tema della caccia: come una punta di corno di stambecco del 1520-1190 a.C. ritrovata da Helmuth Gufler sul Monte del Cumulo (Alto Adige); ma anche un più recente orologio da taschino del 19° secolo rinvenuto sul Grossglockner (Austria).

 

Ci sono ritrovamenti interessanti sul tema dei commerci e delle comunicazioni: come le quattro ghette, la calzatura e i calzini dell’800–500 a.C, trovate presso le Vedrette di Ries (Alto Adige); o la scarpa in pelle di epoca romana, affiorata a Schnidejoch (Svizzera). Molti reperti sono, prevedibilmente, sui temi dell’alpinismo e della guerra: singolari, tra tanti, le ossa del cranio, armi, monete e calzature di un soldato del 16° secolo (presumibilmente al servizio di Casa Savoia) trovato a Passo Theodul e conservato nel museo svizzero del Vallese L’ordine d’esposizione segue, dunque, i motivi che hanno spinto, e spingono tutt’oggi, l’uomo a recarsi nelle aree innevate: la caccia, il commercio, la guerra o il moderno alpinismo quale sport avventuroso nel tempo libero. Ciascuno dei reperti cela una storia di coraggio, necessità o disperazione, consentendoci di gettare uno sguardo del tutto particolare al destino dell’uomo alle massime altitudini.



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