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SCENARI/ Bevilacqua (Cisco): non solo "cose" nell'Internet of Everything

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L’Internet of Everything fa evolvere e radicalizza trend che le imprese di tutto il mondo ben conoscono, quali la consumerizzazione dell’IT, guidata dalla disponibilità ubiqua di connettività e di mobilità e dalle abitudini digitali individuali, che fanno sì che i dipendenti si attendano un’esperienza tecnologica al lavoro simile a quella che hanno nella vita personale. Il Forum conclusivo della Cisco Live si intitolava “La nuova rivoluzione industriale” ma sono molti i segnali che fanno pensare a cambiamenti che oltre all’industria andranno a modificare i nostri comportamenti quotidiani. «Da un lato è una rivoluzione industriale, è l’industrializzazione di Internet, è un cambiamento del modo in cui le aziende lavorano. Ma oggi ogni trasformazione tecnologica si traduce subito in mutamenti dell’esperienza dell’uomo, che secondo me sono di segno positivo: una vita più sostenibile, meno affannata, meno inquinante e inquinata, con più tempo a disposizione ….».

È una strada ormai imboccata e che non può che procedere. «È chiaro che – e penso all’Italia - se non lo interpretiamo come Paese, rischiamo di perdere il treno. E penso che non debba essere un processo monodirezionale; ci deve essere il pubblico e il privato: c’è un fattore di infrastrutture, di cultura che va guidato e organizzato coerentemente; ma deve intervenire il privato perché il pubblico da solo non può farcela. Ci vuole maggior sensibilità da parte delle imprese».

Dal punto di vista tecnologico si profila un’evoluzione nelle architetture di sistema, volta a garantire  sicurezza, flessibilità, rapidità, scalabilità, semplicità di gestione dell’ automazione di reti che operino in modo sempre più autonomo, aperto e interconnesso. Un fattore cruciale per la gestione efficace di queste transizioni  tecnologiche è il ruolo della rete; aziende come Cisco stanno già lavorando alla rete del futuro: una rete sicura, agile, sensibile al contesto; capace di trasferire all’utente le corrette policy di accesso ad informazioni e applicazioni; una rete in grado di auto-configurarsi, auto-ottimizzarsi, auto-ripararsi, auto-proteggersi; capace di gestire le domande massive di dinamicità, automazione e gestibilità dei nuovi modelli cloud; capace di integrare programmabilità, applicazioni aperte, funzioni di analisi che trasformano dati grezzi in informazioni pronte all’uso.  

Resta nell’aria il problema della sicurezza; si dice: aumentano le connessioni, aumentano i rischi. Bevilacqua vuol essere realista: «È un tema da non sottovalutare; ma non può essere un fattore che blocca. È vero che ci si apre a dei rischi, ma ciò è accaduto in ogni trasformazione tecnologica. Vuol dire che c’è molto da lavorare in quell’area. E le assicuro che l’attenzione alla sicurezza informatica è una delle concrete priorità di aziende come la nostra».

(Mario Gargantini)



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COMMENTI
03/02/2014 - IoT (Pierluigi Assogna)

L'Internet degli Oggetti (o di tutto) apre effettivamente ad una serie illimitata di possibili applicazioni utilissime. C'è però il problema del traffico in rete, che sta già arrivando a livelli difficili da controllare. Ho letto statistiche relative al fatto che la stra-grande maggioranza del traffico è fatto di ripetizioni ridondanti (basta pensare ai messaggi e-mail tra più interlocuotri, nei quali ogni passo viene continuamemte ripetuto a meno di non intervenire ad ogni risposta) e over-head che appesantiscono enormemente i dati importanti da comunicare. L'inserimento in rete di sensori, che per essere utili devono ad esempio trasmettere un dato ad ogni secondo, creerebbe, con la logica attuale di una comunicazione orizzontale teoricamente da qualunque punto a qualunque altro, un traffico insostenibile. Deve essere integrata nella rete una notevole intelligenza nelle comunicazioni, con filtri di "localizzazione" e aggregazione dei dati, e quant'altro.