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LETTURE/ P.A.M. Dirac: la grande bellezza della fisica teorica

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P.A.M. Dirac  P.A.M. Dirac

Qui emerge in pieno la posizione di Dirac, che assumeva la bellezza, l’armonia e l’eleganza matematica come criterio metodologico a priori per scoprire, elaborare e valutare le leggi e le teorie fisiche. Una posizione che, coerentemente col suo carattere, il fisico inglese ha sempre spinto all’estremo, secondo una linea che può ben essere definita come “fondamentalismo estetico”.  Ma perché la bellezza della matematica è decisiva nella scoperta delle leggi fisiche fondamentali? Perché la natura è costruita in questo modo? Dirac, come tanti scienziati, ha tentato più volte di dare risposte a questi interrogativi; e in genere le spiegazioni erano simili a quella offerta ai lettori di Scientific American in un celebre articolo del 1963, ripubblicato in questa piccola antologia. «Si può subito rispondere che la nostra conoscenza attuale sembra mostrare che la Natura è costruita così. Dobbiamo semplicemente accettare questo fatto. Si potrebbe forse riassumere la situazione dicendo che Dio è un matematico di prim’ordine e che nel costruire l’universo ha utilizzato una matematica molto avanzata. I nostri deboli tentativi ci permettono di capire una piccola parte dell’universo e man mano che progrediamo nella matematica possiamo sperare di comprenderlo sempre meglio».Il bello è che da questa “visione del mondo” Dirac ha preteso di trarre un “metodo per compiere progressi nelle nostre teorie”. Prendendo come esempio la bellezza matematica dell’equazione simbolo della meccanica quantistica, l’equazione di Schrödinger, e il modo in cui è stata in seguito convalidata, Dirac ritiene «possibile che i progressi futuri nella fisica avvengano secondo questa linea: si scopriranno dapprima le equazioni e poi ci vorrà qualche anno di sviluppo per trovare le idee fisiche che sono dietro di esse. Personalmente ritengo che sia una linea di progresso più probabile del tentativo di intuire delle immagini fisiche».

Chissà se qualcuno qualche volta gli avrà fatto notare che quello stesso “matematico di prim’ordine” l’universo l’ha costruito davvero e l’ha costruito “prima” che qualsiasi altro matematico potesse formularne le leggi.



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