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SCOPERTE/ Ecco la firma lasciata dalle onde gravitazionali nell'universo appena nato

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A volte nella storia della scienza gli anniversari assumono una portata che va oltre il semplice ricordo di un episodio storico.

È la situazione che potrebbe verificarsi dopo l’annuncio dato ieri alle 15:45 ora italiana alla conferenza stampa presso l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics dai responsabili di una collaborazione di varie università e istituti di ricerca di Usa e Canada (il Caltech, il JPL e le università di San Diego, Harvard, Boulder, Stanford, British Columbia, Chicago, Minnesota, Toronto e Wales Cardiff). Esattamente a 50 anni dalla scoperta del fondo cosmico di microonde (Cosmic Microwave Background, CMB), che ha fornito un consistente riscontro sperimentale della cosmologia del Big Bang, ora lo studio accurato di quello stesso CMB consente di leggervi impressa la firma delle onde gravitazionali, come dire le tracce dirette del grande scoppio iniziale col quale tutto è cominciato.Questo risultato è stato possibile grazie al telescopio criogenico a microonde BICEP2 (Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization), installato presso la Amundsen–Scott South Pole Station in Antartide, il quale tra il 2010 e il 2012 ha osservato il fondo cosmico di microonde in una regione di 380 gradi quadrati di cielo alla lunghezza d’onda di 2 millimetri (150 GHz).

Lo strumento è equipaggiato con 512 sensori bolometrici in grado di misurare la debole componente polarizzata del fondo cosmico, ciascuno con la sensibilità di 300 milionesimi di Kelvin per secondo. Tra i primi a cogliere l’importanza di un risultato del genere ci sono gli astrofisici della missione PLANCK dell’ESA, una missione indirizzata proprio allo studio di altissima precisione del CMB, che, conclusa la fase osservativa, un anno fa hanno diffuso i primi spettacolari risultati relativi nientemeno che alla data di nascita dell’universo. Abbiamo raggiunto all’Università degli Studi di Milano Marco Bersanelli e Daniele Mennella per commentare con loro le notizie provenienti dal Polo Sud via Harvard.

Bersanelli, che è Deputy PI e Instrument Scientist del Low Frequency Instrument (LFI), uno dei due strumenti a bordo del satellite PLANCK, parla di «una scoperta che, se confermata, rappresenta un passo avanti di enorme importanza per la nostra comprensione dell’universo primordiale e un'ulteriore conferma della teoria della Relatività Generale di Einsten».



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