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BIOSCIENZE/ Ecco la "ricetta" per le prossime fuel cell (senza platino)

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L'enzima nichel-ferro idrogenasi (a sinistra) e il sito catalitico (a destra) con in evidenza un atomo di nichel e uno di ferro  L'enzima nichel-ferro idrogenasi (a sinistra) e il sito catalitico (a destra) con in evidenza un atomo di nichel e uno di ferro

Capire la natura per rubarne i segreti. Almeno in parte. È quello che è accaduto diverse volte nella storia della produzione di energia da parte dell’uomo e potrebbe ripetersi a breve in seguito alle ricerche di tre ricercatori dell’università Bicocca di Milano. I tre scienziati sono Maurizio Bruschi e Claudio Greco, del dipartimento di Scienze dell’Ambiente del Territorio e di Scienze della Terra, e Luca De Gioia, del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze.

In collaborazione con ricercatori di altre università europee hanno appena pubblicato tre articoli sulle riviste Nature Chemistry e Journal of the American Chemical Society che danno un contributo significativo alla soluzione dell’enigma della reazione grazie alla quale le ferro-idrogenasi si proteggono dall’ossigeno molecolare evitando così di “arrugginirsi” e di smettere di funzionare.Che cosa sono le idrogenasi? In natura le idrogenasi si trovano in moltissimi batteri e alghe che le utilizzano per trasformare e quindi rendere utilizzabile l’energia chimica contenuta nella molecola di idrogeno. Ciò vuol dire che l’idrogeno può essere usato da questi microrganismi come alimento e tale capacità rappresenta un esempio che l’uomo potrebbe sfruttare per lo sviluppo delle tecnologie che consentono di usare l’idrogeno come combustibile (si parla in questo caso di celle a combustibile o fuel cell).

Le ricerche descritte nei tre articoli raccontano la scoperta del funzionamento degli enzimi idrogenasi, che rappresentano esempi eco-compatibili per lo sviluppo di tecnologie di nuova generazione per le fuel cell. Come ha spiegato a Ilsussidiario.net Luca De Gioia, «quello che pensiamo di aver trovato è la “ricetta molecolare” che permette a questi enzimi di funzionare e di catalizzare questa reazione in modo così efficiente. Quindi, ora che si è svelato il meccanismo d’azione, c’è la possibilità di riprodurlo; non utilizzando l’enzima intero - che in una fuel cell sarebbe troppo complicato - ma sintetizzando dei catalizzatori a base di ferro e nichel che potrebbero portare a celle a combustibile che funzionano nello stesso modo».



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