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NASO ELETTRONICO/ Com’è la qualità dell’aria in città? Ce lo dirà MONICA

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ll sensore portatile "Monica"  ll sensore portatile "Monica"

Di nasi elettronici si era iniziato a parlare già trent’anni fa. Due gruppi di chimici e ingegneri elettronici testato i primi modelli con qualche risultato: al Dipartimento di Biochimica dell’Università di Warwick (UK), Krishna Persaud e George Dodd avevano simulato il sistema olfattivo dei mammiferi sulla base di sensori a stato solido ed erano riusciti a discriminare tra circa 20 odori differenti; nello stesso periodo, alcuni ricercatori dell’Argonne National Laboratory di Chicago sviluppavano uno strumento basato su un array di sensori di gas chiamato CPS (Chemical Parameter Spectrometry) in grado di rilevare la presenza di sostanze pericolose nell’ambito del trasporto marittimo. Il termine naso elettronico è però diventato comune solo all’inizio degli anni ‘90, quando sono stati depositati alcuni interessanti brevetti e al tema è stata dedicata una conferenza internazionale organizzata dalla NATO a Reykjavik (Islanda) nel 1991.

 

L’entusiasmo per le potenzialità dei nuovi sistemi era grande; anche perché i biochimici facevano notare che, benché l’olfatto naturale sia dotato di un numero di recettori capaci di raccogliere selettivamente una gran quantità di informazioni significative, è possibile realizzare dei rivelatori ad hoc per sostanze alle quali nessun naso biologico, umano o animale, è sensibile. Nel paragone tra l’olfatto artificiale a quello naturale quindi il primo potrebbe avere delle chance. C’erano però degli ostacoli e sono venuti a galla quasi subito; c’era soprattutto la difficoltà di ottenere sensori specifici e stabili per un numero abbastanza alto di sostanze come quelle rilevate dai neuroni olfattivi. Numerosi gruppi si sono lanciati nell’impresa e a poco a poco sono arrivati i risultati. In Italia, una delle realtà più attive in questi studi è il gruppo sensori del Centro Ricerche ENEA di Portici (Na), che ha sviluppato e continua a perfezionare una propria unità naso elettronico la cui efficacia è stata sperimentata in molteplici scenari applicativi. E proprio da Portici è arrivata l’ultima novità: un sensore per il monitoraggio “personale” della qualità dell’aria.

 

Si tratta di una nuova piattaforma finalizzata a farci conoscere in tempo reale la nostra esposizione qualitativa agli inquinanti atmosferici mentre ci muoviamo per la città. È stata denominata “MONICA”, un acronimo che sta per “Monitoraggio Cooperativo della qualità dell’Aria”, e consente di identificare le aree maggiormente inquinate e di condividere, mediante le piattaforme “social”, i percorsi alternativi per minimizzare l’esposizione. MONICA è un sistema multisensoriale portatile a basso costo, leggero, makers-friendly, basato su paradigmi Open Source; ed è veramente alla portata di tutti: può essere facilmente montato su uno zaino o collegato al manubrio della bicicletta e da lì operare attraverso un’applicazione per smartphone permettendo il monitoraggio real time della qualità dell’aria.



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