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DIBATTITI/ Un geografo tra gli ingegneri

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L'aula di un'università  L'aula di un'università
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A queste mie considerazioni sono seguite discussioni, anche accese, ma alla fine tutti sono stati concordi nel chiedermi di dare concretezza didattica alle mie riflessioni. Così, in breve tempo, ho prodotto lo schema di un corso propedeutico per ingegneri ambientali, che qui presento a grandi linee appoggiandomi ad alcune citazioni significative. A cominciare, come premessa, da questa osservazione di Moni Ovadia (2008): «La scuola oggi tende ad essere meno interessante perché viviamo in una società complessa e agita da molte forze che comunicano informazione tra cui la più devastante e la più perniciosa è la televisione e certe forme di internet perché è uno strumento poderoso. Il problema è quello di ingenerare la cultura verso l’interesse della trasmissione di sapere, mentre, al contrario, si predilige la trasmissione di informazione economica e tecnica per guadagnare quattrini…

 

Il senso di soddisfazione è appagato dal considerarsi all’origine di un progetto di investimento di senso e significato nei confronti del mondo, in grado di verificarsi in base ai dettami imposti dalla realtà». Dovremo poi chiederci da che cosa si origina una visione del mondo. Secondo Freeman Dyson (Lo scienziato come ribelle, 2006): «Non esiste una visione scientifica unica, come non esiste una visione poetica unica. La scienza è un mosaico di visioni parziali e conflittuali. In tutte queste visioni c'è però un elemento comune: la ribellione contro le restrizioni imposte dalla cultura localmente dominante». Mentre per Bertrand Russell «La scienza ha cambiato il mondo. Sotto la sua spinta, tutto si è trasformato: la vita biologica dell'individuo, le forme familiari, le istituzioni politiche, gli assetti sociali, gli ordinamenti economici e lo stesso ambiente naturale». E Laura Tussi (2008) esplicita: «Occorre riconoscere che ciascun individuo, proprio per la sua capacità di pensare, attraverso la ragione si costruisce una propria visione del mondo».

 

Nel passare dalla visione del mondo allo sguardo sulla realtà ambientale, mi sono chiesto: l’esperienza compiuta in che senso appartiene a chi l’ha vissuta? Cioè che tipo di riscontro umano, tecnico, scientifico, culturale, spirituale va ad insediarsi nei transetti dell’esperienza della persona, oppure quasi tutto si conclude con la consegna del lavoro alle stampe, liberandosi così di un fardello corposo, ma inadeguato a soddisfare il proprio desiderio di conoscenza? Poi si ricomincerà da un altro problema… Quello che ho incontrato come geografo visitando il territorio, guardando gli oggetti, localizzandoli, raccogliendoli secondo la logica sistemica, è segno di una novità che tento di incastrare in una visione del mondo, oppure posso certificare un mio cambiamento dipendente dall’esperienza acquisita? Il passo successivo vede la semiotica come strumento per la comprensione della geo-logistica.



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