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SPAZIO/ Kepler “resuscita” e conta fino a 715 (pianeti extrasolari)

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I problemi continuano a martoriare la missione, ma il grande sforzo degli ingegneri della NASA riesce a prolungare le sue osservazioni oltre il raggiungimento degli scopi della missione primaria, ottenuto nel novembre del 2012. Il 19 agosto del 2013 però la NASA annuncia che il telescopio non potrà essere riparato e che quindi l’osservazione degli esopianeti deve essere abbandonata.

La caparbietà degli ingegneri letteralmente “resuscita” la sonda, che nel novembre del 2013 invia a terra una serie di dati, relativi a ben 715 nuovi pianeti. Un risultato stupefacente.

Con gli ultimi dati, la sonda arriva al considerevole numero di 3.455 esopianeti osservati. Fra di essi circa il 50 % hanno un raggio fino a due volte quello terrestre, circa il 42% sono simili a Nettuno (2-6 volte il raggio terrestre), mentre il resto sono grandi come Saturno, Giove o anche molto più grandi. Si sono trovati segni della presenza di esopianeti anche incontro a sistemi stellari multipli, a stelle enormi e a stelle piccolissime, in una corsa al rialzo rispetto alla valutazione del numero di pianeti presenti nella Via Lattea.

Oggi si ritiene che la maggior parte delle stelle possieda un sistema planetario: la nostra Via Lattea dovrebbe dunque possedere fra 100 e 400 miliardi di pianeti. Uno scenario sorprendente, che fa rivalutare l’immagine fantascientifica contenuta in “Guerre Stellari” dell’eroe Luke Skywalker che osserva il tramonto dei suoi due Soli all’orizzonte del suo pianeta...

Kepler ha dunque aperto una via e ha modificato la nostra concezione della conformazione della Via Lattea. Possiamo infatti pensare a nuovi luoghi in cui cercare il tanto sospirato pianeta gemello della Terra.

E la caccia è più aperta che mai: l’ESA sta lavorando a due missioni diversissime fra loro, Cheops e Plato, che forniranno ingenti quantità di nuovi dati e che vedono la partecipazione attiva dell’ASI. Cheops è una piccola missione che prenderà il volo nel 2017 e potrà osservare una stella alla volta, mentre Plato prenderà il volo nel 2024 e darà un contributo enorme alla ricerca esoplanetaria, potendo scrutare centomila stelle alla volta. A essi si aggiungerà l’immane quantità di dati che arriverà dal sostituto di Hubble, il James Webb Space Telescope, pronto al lancio nel 2018. Il futuro, come l’universo, è ricco di sorprese.



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