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SPAZIO/ Kepler “resuscita” e conta fino a 715 (pianeti extrasolari)

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“I modi attraverso cui gli uomini arrivano alla conoscenza delle cose celesti difficilmente sono meno meravigliosi della natura di quelle stesse cose”. Questa citazione di Giovanni Keplero, posta a motto della missione Nasa che dell’astronomo tedesco prende il nome, descrive efficacemente gli sforzi realizzati in uno dei campi di ricerca più appassionanti degli ultimi 20 anni: la ricerca dei sistemi extrasolari.

L’attività di esplorazione del Sistema solare ci ha mostrato una ricchezza e una varietà di ambienti impensabili nei nostri immediati dintorni cosmici, e gli spettacolari risultati conseguiti non hanno fermato la voglia di esplorare degli studiosi. La curiosità e l’interesse per cercare di ricostruire elementi di comprensione dell’unicità del nostro Sistema solare e del nostro meraviglioso pianeta hanno infatti spinto gli scienziati a cercare paragoni e confronti con ciò che sta fuori dal sistema planetario di cui siamo parte.

La ricerca di altri Sistemi planetari e la speranza di trovare al loro interno pianeti simili o non troppo diversi dalla nostra Terra ha guidato lo sviluppo di alcune missioni osservative che hanno consentito di lanciare sguardi incredibilmente acuti a un numero ormai rilevante di stelle nella nostra galassia. E nuove missioni sono già in fase di realizzazione.

Fra quelle attive, un posto d’onore va sicuramente riservato alla missione Kepler della Nasa. Kepler ha caratteristiche tecniche peculiari, che consentono di osservare con un grado di precisione notevolissima una cosa che a prima vista potrebbe apparire impensabile: la diminuzione della quantità di luce che arriva da una stella lontana anni luce per effetto del transito orbitale di un pianeta di fronte a lei. Si sa che questa diminuzione in moltissimi casi non arriva allo 0,5%, ma Kepler, equipaggiato con un array di CCD di 42 sensori CCD da 2200 x 1024 pixel, per immagini da 95 Megapixel, riesce a misurare variazioni anche molto più piccole.

La storia di Kepler è piuttosto sofferta. La sonda, la cui progettazione è iniziata alla fine degli anni ’90, è stata lanciata cinque anni fa su un’orbita eliocentrica, il 7 marzo del 2009, prendendo pieno possesso delle proprie capacità il 9 maggio dello stesso anno, ma dopo poco più di un solo mese di funzionamento, la sonda entra in “safe mode”, per un problema a un processore, evento capitato anche a inizio luglio. Il 12 gennaio 2010 un modulo di osservazione cessa di funzionare per problemi al piano focale. Nel luglio del 2012 un delle quattro ruote di reazione, che fanno parte del sistema di puntamento, si guasta, e sei mesi dopo un’altra ruota smette di funzionare, minacciando seriamente di compromettere il sistema di puntamento, e con esso probabilmente la missione.



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