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DIBATTITI/ Equilibrio e fluttuazioni nel tempo creativo di Prigogine

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Il tempo è quindi oggettivo (come sosteneva Aristotele) o soggettivo ed evolutivo (come sosteneva Bergson)? È reale e assoluto (come pensavano Galileo e Newton) o è relativo e illusorio (come pensava Einstein)? È eterno (come pensavano Aristotele e Giordano Bruno), oppure ha avuto una nascita (come sosteneva Agostino)? Chi pensa che il tempo (assoluto) abbia avuto una nascita lo concepisce come figlio di un evento singolare e irripetibile, che non ha avuto nessun evento antecedente: la creazione del mondo, secondo la tradizione biblica, o il Big Bang, secondo una visione scientifica oggi molto accreditata.

Di parere opposto è invece lo scienziato russo Ilya Prigogine, premio Nobel 1977 per la chimica, noto per i suoi originali studi sulla termodinamica dei sistemi non in equilibrio, che lo hanno portato alla scoperta di strutture dissipative creatrici da una parte di disordine ma dall'altra anche di nuove strutture ordinate. Tali ricerche sui fenomeni irreversibili lo hanno indotto a ripensare la concezione del tempo, capovolgendo la posizione dei creazionisti: «Gli sviluppi recenti della termodinamica ci propongono dunque un universo in cui il tempo non è né illusione né dissipazione, ma nel quale il tempo è creazione». 

Questa concezione di un «tempo creativo» è intimamente legata a una concezione cosmologica del tutto differente da quelle precedenti e da quella ancor oggi dominante del Big Bang. Per Prigogine, il Big Bang non è stato generato da una singolarità ma da una instabilità, è stato un cambiamento di stato della materia, che si può ripresentare in forma diversa come risultato di un nuovo fenomeno di instabilità. Il Big Bang come fenomeno singolare e irripetibile - osserva giustamente Prigogine - dovrebbe rimanere fuori della giurisdizione della scienza moderna, che secondo l'impostazione galileiana studia soltanto fenomeni ripetibili o riproducibili. 

Prigogine accoglie in pieno la lezione darwiniana sull'evoluzione, che estende dal mondo organico a quello inorganico, rompendo quella asimmetria nelle leggi di natura che invece esisterebbe confinando l'evoluzione nel mondo del vivente. L'evoluzione nel mondo inorganico si esprime, per Prigogine, nella irreversibilità di alcuni fenomeni fisici e chimici. Deviazioni infinitesime dall'equilibrio, in taluni casi, subiscono fluttuazioni che si amplificano sempre più allontanando la materia dallo stato di equilibrio iniziale. Ciò si verifica nelle strutture dissipative, che i fisici prima di lui consideravano creatrici soltanto di disordine e di entropia ma che, invece, lo scienziato russo ha dimostrato possono condurre a nuove forme di ordine. 

Applicato su scala cosmica, l'evoluzionismo integrale di Prigogine lo porta ad affermare che «un altro universo si formerà ogni volta che le condizioni astrofisiche saranno favorevoli a tale evento. [...] La nascita del tempo non è, dunque, la nascita "del " tempo» - afferma Prigogine - ma del nostro tempo, quello di questo universo e non dell'universo. «Già nel vuoto fluttuante il tempo preesisteva allo stato potenziale [...]. Arriviamo così a un tempo potenziale, un tempo che è "sempre già qui", allo stato latente, che non chiede che un fenomeno di fluttuazione per attualizzarsi. In questo senso, il tempo non è nato con il nostro universo; il tempo precede l'esistenza, e potrà far nascere altri universi». 

 



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