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DIBATTITI/ Come nasce un osservatore "cosmico"

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Una stella nell'universo (Infophoto)  Una stella nell'universo (Infophoto)

Per andare oltre questo tipo di conoscenza, essi dovrebbero vivere in un mondo molto specifico tra i mondi abitati. Cioè, il loro mondo deve essere teoreticamente comprensibile su una grande scala cosmica; un mondo teorizzabile, per così dire. In altre parole, una possibilità per l’osservatore di non essere “semplice” ma “cosmico” è che il suo universo abbia una struttura logica speciale: deve essere descritto da leggi eleganti, precise e ad ampio raggio, valide per molti ordini di grandezza. 

Questa condizione della teorizzabilità su grande scala non ha niente a che fare col principio selettivo che gli universi siano popolati da creature coscienti. La probabilità per un universo popolato di essere anche teorizzabile è o zero o indistinguibilmente vicino a zero.

La più grande scoperta scientifica di tutti i tempi è stata quella del miracolo della teorizzabilità dell’Universo, dimostrata da Newton nei suoi Principia. Prima di allora l’uomo non aveva un forte argomento razionale contro l’origine puramente caotica del mondo; il rifiuto di tale possibilità poteva essere solo questione di fede. La descrizione darwiniana del megaverso sarebbe indiscutibile prima del 1687, l’anno in cui fu pubblicato il libro di Newton.

Karl Popper ha avanzato dubbi sul fatto di considerare il darwinismo una teoria scientifica, poiché non riusciva a vedere come potesse essere falsificato. Il darwinismo cosmologico però è una teoria scientifica: può essere contraddetto, e lo è stato ad opera della meccanica celeste newtoniana. Secondo il darwinismo cosmologico, il nostro mondo non può essere oggetto di teorizzazione perché il rapporto tra il numero di universi dotati di leggi fondamentali eleganti, precise e di ampia validità e il numero di quelli con leggi limitate o incomprensibili dovrebbe essere zero. 



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