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DIBATTITI/ Come nasce un osservatore "cosmico"

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Una stella nell'universo (Infophoto)  Una stella nell'universo (Infophoto)

Secondo Paul Davies «c’è ormai un ampio accordo tra i fisici e i cosmologi sul fatto che l’Universo è per molti aspetti “finemente sintonizzato” per la vita». Come ha osservato Stephen Hawking «le leggi della scienza, come le conosciamo oggi, contengono molti numeri fondamentali, come la misura della carica dell’elettrone e il rapporto tra la massa del protone e quella dell’elettrone … La cosa impressionante è che i valori di questi numeri sembrano essere stati finemente accordati per rendere possibile lo sviluppo della vita». 

Questa premessa sull’universo finemente accordato (fine-tuning) ha rilanciato un vecchio problema metafisico, quello dell’origine dell’ordine e dell’armonia del mondo, come un problema di sintonia fine: chi o che cosa ha accordato l’universo così bene? Un approccio strettamente scientifico richiede una risposta oggettiva, cioè la scoperta di un “qualcosa”, non di un “chi”.

In linea di principio, questo “qualcosa” potrebbe essere una qualsiasi combinazione di leggi della natura - fornite da una qualche teoria generale – e di fattori caotici; o, per usare i termini della filosofia platonica, una qualsiasi combinazione di forme e di caos. Tuttavia, ogni teoria, usata in questo contesto, porta immediatamente alla domanda: perché è proprio questa teoria a strutturare tutto ciò che esiste? Perché non può farlo qualche altra teoria? In altri termini, il richiamo a una qualunque teoria non risolve il problema del fine-tuning, ma lo sposta a un livello più alto. L’unico modo di risolvere il problema in un contesto scientifico è di mostrare una possibilità di far emergere l’essere dal nulla, di far emergere l’ordine dal caos, di una caos genesi.

Finora, c’è solo un concetto ampiamente riconosciuto come in grado di fare ciò: la teoria darwiniana dell’evoluzione. Seguendo questa linea di pensiero, l’Universo va considerato come un esemplare di un enorme insieme di molteplici universi, generati l’uno dall’altro, dove un universo figlia eredita la maggior parte della sua struttura logica dall’universo madre, con qualche mutazione iniziale. Una volta assicurata l’ereditarietà e le variazioni delle molteplici strutture logiche, si può introdurre anche il terzo principio darwiniano: la selezione. Questo ruolo è svolto dal cosiddetto Principio Antropico debole, che afferma che si possono effettivamente osservare solo quegli universi dove possono apparire degli osservatori, il che già seleziona una ristretta classe di universi finemente sintonizzati. In tal modo, sebbene il nostro Universo secondo questo approccio darwiniano sia pensato come ultimamente generato dal caos, il suo essere finemente accordato riceve una spiegazione scientifica. Benché nell’infinito “megaverso” solo una piccola porzione di universi sia sintonizzata per la vita e per la coscienza, la probabilità per ciascun osservatore di vedere l’universo come finemente accordato è uguale a 1.

Seguendo questa logica darwiniana, nulla apparentemente contraddice l’assunto che il nostro Universo sia ultimamente generato dal caos, e solo dal caos. Benché tale affermazione sembri scientificamente irrefutabile, è stata chiaramente ma insensibilmente rifiutata due secoli prima della pubblicazione de “L’origine delle specie”. 

Gli osservatori del principio antropico debole normalmente non sono specificati; né viene considerato cosa precisamente essi osservino. Tuttavia, con probabilità uguale a 1, questi osservatori occasionali non potrebbero osservare nient’altro che la loro sfera di vita pratica e tale conoscenza sarebbe puramente empirica. Possiamo chiamare tali osservatori minimali o semplici. 



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