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SCIENZA & GIOVANI/ Tra Firenze e Milano, per sperimentare il micro e il macro

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Ma lo hanno percepito gli studenti con i loro lavori, che hanno abbracciato argomenti anche impegnativi: come il moro browniano, tornando sui passi di Einstein; o l’induzione elettromagnetica, espressione macroscopica di qualcosa che accade a livello microscopico; o la formazione dei cristalli, o la tensione superficiale, col singolare “effetto Marangoni”, che consiste nel trasferimento di massa lungo un’interfaccia dovuto a una variazione della tensione stessa.

La capacità analitica degli studenti e la loro genialità pratica (che ha portato un team di liceali a far decollare un razzo fatto di bottiglie di plastica) hanno testimoniato un cammino educativo fatto di attenzione ai particolari che però non genera una visione frammentaria della realtà e tende a ricomporre un quadro unitario. Mostrando di aver fatto tesoro dell’insegnamento del grande matematico russo Pavel Florenskij che, in una sua lettera al figlio Mik, gli suggerisce come fare per rappresentare una foglia o un fiore: «Cerca di osservare com'è fatta una foglia, un fiore, i tessuti, e disegnali, ma non facendone meccanicamente una copia, ma formandone uno schema, cioè cercando di capire qual è il rapporto tra le varie parti. […] Prima, osserva ben bene, imposta tutto, e solo dopo disegna senza esitare, senza inseguire dettagli casuali. Allora il disegno sarà espressivo e stilisticamente caratterizzato».



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