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CAMBIAMENTI CLIMATICI/ Le corsie preferenziali dell'adattamento e della mitigazione

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Un terzo aspetto, che a mio avviso è importante quanto gli altri due, è quello della divulgazione. Ogni cittadino deve poter essere informato nel modo corretto e reso consapevole delle situazioni, perché poi possa fare le sue scelte e contribuire alle decisioni. 

 

Che tipo di attività verranno attivate col CLIMIB?

All'università Bicocca noi già svolgiamo numerose attività di ricerca nel settore clima, e se ne è potuta avere una dimostrazione eloquente in questi giorni con l'iniziativa della Settimana del Clima. Ora col CLIMIB cercheremo di avviare anche ricerche interdipartimentali e interdisciplinari che possano coinvolgere competenze diverse per poter dare contributi ancor più significativi. Porto solo un esempio: siamo abbastanza specializzati sul paleoclima del passato recente, abbiamo il più grande laboratorio del ghiaccio d'Italia se non d'Europa, che si occupa del clima attraverso lo studio dei ghiacciai artici, antartici e anche continentali; ma abbiamo anche ricercatori che si occupano di trasporti fluviali, di sedimenti fluviali e marini, di come i mutamenti climatici possono essere verificati nello studio di tali sedimenti; sono ricerche condotte attraverso i cosiddetti "proxy", cioè i resti degli organismi vissuti nella colonna d'acqua e poi sedimentati, a partire dai quali si possono ricostruire gli scenari storici delle grandi masse d'acqua. Il dialogo intenso tra questi ricercatori potrebbe essere molto fecondo.

 

La ricerca italiana in materia di ambiente e clima ha dei numeri da giocare nel contesto internazionale?

Certamente. Proprio in vista di questa iniziativa, ho cercato della documentazione sulle principali riviste internazionali e ho trovato 109 articoli solo di ricercatori che operano nella nostra università Bicocca; e non solo quelle di chimici, fisici, biologi ma anche di psicologi, sociologi, economisti. Quindi possiamo ben ritenere di avere una visione a 360 gradi e di essere nelle migliori condizioni per affrontare un argomento che non è proprietà riservata di nessun ambito specialistico, oltre ad essere responsabilità di tutti. Inoltre, devo dire che la nostra iniziativa potrà essere allargata alle altre università milanesi e potrà valorizzare al massimo le potenzialità di ricerca e innovazione di una città come Milano che, anche in questo campo, sono enormi.

 

Sui temi dell'ambiente e del clima l'impressione generale, per i non specialisti, è sempre più quella di una certa confusione, di posizioni contraddittorie e poco sostenibili. Come mai?




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