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AUTOMAZIONE/ Dialogo dei massimi sistemi … "automatici"

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L'Hannover Messe  L'Hannover Messe

Vitale e confusa allo stesso tempo. Pur frammentata e colpita duramente dalla crisi degli ultimi anni, la base industriale del nostro Paese ha conservato ottime capacità di proporre soluzioni efficaci e di competere sui mercati internazionali. Manca semmai la capacità di fare sistema e di organizzare le risorse secondo una politica industriale o perlomeno delle linee guida condivise. Alcuni problemi strutturali e la scarsità di grandi industrie accentuano queste difficoltà. Fin qui però non stiamo dicendo nulla di nuovo. Viviamo una fase difficile sul piano interno, con forti pressioni competitive internazionali. Potenziare la formazione e la ricerca nei settori hi-tech, tenendo ben presente la centralità delle tecnologie software e di Internet, è un passaggio obbligato.

 

In questi settori, quanto la realtà italiana ha una sua capacità innovativa e quanto è subordinata a ciò che si fa in altri Paesi?

 Per restare all’automazione, di cui ci occupiamo nel blog, e all’hi-tech più in generale, la questione va distinta. È noto che l’Italia vanta delle eccellenze industriali a livello di centri di ricerca, società di ingegneria, costruttori di macchine automatiche, integratori di sistema, solution provider ed erogatori di servizi. L’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e sistemi di automazione oscilla tra il terzo e quarto posto al mondo sia tra i produttori che tra gli esportatori. Tuttavia come ideatori e costruttori di tecnologie siamo al traino dei big player tedeschi, americani e asiatici. Basti pensare, ad esempio, che abbiamo una sola società italiana di automazione quotata in borsa e siamo ottavi per numero di brevetti europei ositati. Semplificando possiamo dire che nei sistemi automatizzati realizzati in Italia si usano in prevalenza componenti stranieri. Questo ovviamente è un problema. Se le tecnologie strategiche sono progettate e prodotte al di fuori del nostro Paese, non possiamo che essere vincolati in termini di autonomia di fornitura, di strategia commerciale e di innovazione. Tuttavia, con le opportune scelte industriali, politiche e formative, non c’è alcun motivo per cui in Italia non possa rifiorire ed espandersi una capacità di costruire tecnologie originali in grado di imporsi su larga scala.



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