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MEDICINA/ Piccole (anzi, nano) particelle a grandi passi contro l'Alzheimer

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nanotecnologia (infophoto)  nanotecnologia (infophoto)

Nonostante i progressi fatti nell'interpretazione delle possibili basi molecolari della malattia, ci sono stati pochi progressi nella diagnosi e nella terapia. Il progetto NAD ha dato un notevole contributo per cambiare questa situazione, sviluppando nanoparticelle che possono essere adattate alle specifiche di ciò che è noto circa le cause di questo disturbo cerebrale debilitante.

La ricerca, svolta nell’ambito della nanomedicina, settore di ricerca innovativo che unisce competenze mediche e tecnologiche, ha portato a progettare e brevettare nanoparticelle lipidiche (nanoliposomi), di dimensioni dell’ordine di miliardesimi di metro, capaci di superare la barriera emato-encefalica e di rimuovere il peptide beta-amiloide, una molecola che si deposita in grandi quantità nei cervelli  dei malati di Alzheimer.

Il trattamento con nanoparticelle, somministrate a modelli animali della malattia, riduce le placche di beta-amiloide accumulato nel cervello, e induce il recupero delle normali funzioni cognitive, misurate tramite test comportamentali.  Questi risultati aprono la possibilità di usare nell’uomo queste nanoparticelle per la cura della malattia di Alzheimer.

«Nel progetto NAD - ha spiegato il professor Masserini - abbiamo realizzato nanoparticelle che hanno dato eccellenti risultati su modelli animali della malattia di Alzheimer, e lasciano  sperare in un loro possibile effetto positivo anche sull'uomo. La rimozione di amiloidi dal cervello  dovrebbe rallentare, o addirittura fermare, il processo di neurodegenerativo; consentendo quindi una terapia precoce, quando la malattia è nella fase iniziale fase, che può aumentare l'aspettativa - e la qualità - di vita dei malati di Alzheimer. Naturalmente, la dimostrazione di questa ipotesi  richiederà ulteriori investimenti sia sperimentali che economici».

Il progetto NAD rientra tra i 66 bandi di progetto vinti dall’Università di Milano-Bicocca nell’ambito del 7° Programma Quadro dell’Unione Europea (appena conclusosi e sostituito dal nuovo programma Horizon 2020) per un finanziamento complessivo di oltre 21 milioni di euro. Comprensibile quindi la soddisfazione che si respira in Bicocca: «Per il nostro Ateneo – dice il prorettore Gianfranco Pacchioni - è motivo di particolare soddisfazione aver raggiunto risultati eccellenti nell'ambito del 7° Programma Quadro sia sul piano qualitativo, come dimostrato dall'importante riconoscimento al progetto NAD nel campo della nanomedicina, sia sul piano quantitativo, con quasi 70 progetti approvati, tra i quali alcuni prestigiosi progetti dello European Research Council».



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